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16 Gennaio 2026
Il libro di una vita
Un libro dai «denti affilati» per scavare nell’essenza delle cose. Perché la fede guarda in faccia la vita.

Anna Šmaina-Velikanova, Sacrificio. Misericordia. Poesia, Granat 2025.
Si può ben definirlo il «libro di una vita», dal momento che l’autrice – docente universitaria, biblista e teologa – avendo dispensato generosamente per decenni corsi, lezioni, presentazioni sui più diversi argomenti, caratterizzati tutti da una profonda conoscenza dell’argomento e da una rara capacità critica e intuitiva, oltre che da una straordinaria esperienza di fede e di vita, non si era mai finora preoccupata di dar loro una forma definitiva attraverso una pubblicazione. Maturato nel corso degli anni, il libro ha ricevuto la spinta definitiva dalle ultime volontà del marito Kirill, spentosi pochi mesi fa, che le ha chiesto di pubblicarlo, dandogli la «precedenza su tutto il resto: dottorandi, seminari e quant’altro…».
Nel corso della presentazione – a Mosca, al centro culturale «Biblioteca dello spirito», il 12 dicembre scorso – è stato più volte definito anche «un libro di fuoco», e non solo per la copertina, tratta da un quadro di una delle più quotate pittrici russe, Irina Zatulovskaja, che si intitola «Vergini madri». Il fuoco di queste figure femminili è anche il fuoco che anima i personaggi di cui parla il libro, e che anima l’autrice nel proporceli come interlocutori, allargando anche a noi il cerchio del suo fitto, ardente, drammatico dialogo con loro. Come ha osservato Aleksej Kozlov, ricercatore del prestigioso istituto universitario Scuola Superiore di Economia, il testo è disseminato di «intense intuizioni mistiche», e il filo del discorso «assomiglia al filo del discorso dei profeti biblici»: non a caso la parola «ardore» vi ricorre così spesso.
Il volume raccoglie interventi e riflessioni raggruppati secondo i tre temi fondamentali delle ricerche teologiche di Anna Šmaina-Velikanova: il sacrificio e il martirio nel contesto della storia del XX secolo, la misericordia come «prassi di solidarietà vissuta tra le persone», e la poesia come «esperienza di creatività e incontro con il Creatore».
Tra i protagonisti delle riflessioni dell’autrice vi sono personaggi molto diversi e lontani fra loro nel tempo e nello spazio: il metropolita Antonij di Surož (suo padre spirituale), Marija Skobcova, Simone Weil, Dietrich Bonhöffer, Boris Pasternak, Paul Celan, ma anche, come leggiamo nell’annotazione al testo, «personaggi dell’Antico Testamento e ignoti testimoni degli orrori del secolo scorso». Che tuttavia non restano separati l’uno dall’altro, ma «insieme creano uno spazio di solidarietà e libertà che rivela al mondo la Chiesa come vita, e vita in sovrabbondanza».
A unificare le sezioni e le tematiche del libro è una comune riflessione: «Che cosa significa la comunione immortale tra mortali?». Il «tema interiore» del libro, afferma l’autrice nella sua introduzione, è infatti la Chiesa, alla cui definizione viene dedicato ampio spazio. Vi si riportano le parole di Čomjakov: «La Chiesa è una rivelazione dello Spirito Santo, donata al reciproco amore dei cristiani»; un’espressione del metropolita Antonij di Surož: «La Chiesa è l’amicizia universale con Cristo»; ma anche parole proprie: «La Chiesa è più di un consorzio umano, più della nostra Galassia, più del mondo. È il seme del mondo, la sua causa». E poiché la Chiesa è una «condizione, un’irradiazione, una vita», essa non ha confini, non può scomparire, e la sua natura è la libertà: «Giungendo alla Chiesa vi abbiamo acquistato una libertà che non esiste da nessun’altra parte… Per me il massimo della vita è racchiuso nella Chiesa. Per questo l’uomo raggiunge la massima felicità quando scopre nella sua esistenza la presenza della Chiesa».
L’appassionata professione di fede nella Chiesa con cui si apre e si conclude il volume (nell’Epilogo finale, intitolato appunto «Riflessioni sulla Chiesa») non ha nulla di ingenuo, non chiude affatto gli occhi di fronte alle contraddizioni esistenti, ma è semplicemente consapevole che «la Chiesa è nata dal costato trafitto di Cristo sul Golgota, ed Egli ne ha fatto la sua Sposa»; per questo «la bassezza e spudoratezza» di quanti «benedicono le armi per ammazzare ortodossi pacifici al pari di noi non ha nulla a che fare con la Chiesa. È l’oscuro sosia della Chiesa (per dirla con Sergej Fudel’, confessore e autentico dottore della Chiesa), che si dimena sulla scena pubblica, vorticando in una danza mortifera, e La nasconde alla vista degli uomini. Questo oscuro sosia può produrre molto rumore e timore, ma non è in grado di produrre altro, e per questo è impotente a soffocare e spegnere il silenzio e la luce della Chiesa. Questa è la mia convinzione».
Nel corso della presentazione – una vera festa, con la sala strapiena e molti ospiti importanti – gli interventi degli astanti hanno sottolineato secondo diverse prospettive proprio il carattere performativo del volume: Ljubov’ Summ, traduttrice e filologa che ha moderato l’incontro, ha ricordato il motto della rivista di Herzen «La campana»: Vivos voco! («Chiamo i viventi!»), pensando all’immenso valore educativo che il materiale presentato nel libro ha avuto nel corso di oltre due decenni. Padre Grigorij Geronimus ha affermato che non è un volume che ci si può accontentare di sfogliare, esige che ci si addentri nelle sue pagine, «non si tratta dell’ennesimo buon libro sul cristianesimo. Questo testo non rispecchia la realtà della vita cristiana, ma la edifica e la cambia». Aleksej Kozlov, ricercatore del prestigioso istituto universitario Scuola Superiore di Economia, ha rimarcato come questo libro abbia «i denti affilati» e, a differenza di molti altri «libri imbelli sul cristianesimo» non possa lasciare indifferente il lettore, perché fa seguito all’appello del metropolita Antonij a «non voltarsi dall’altra parte» davanti a «temi scomodi» o alle vittime sconosciute che furono «ridotte a polvere dei lager», e forse giunsero perfino a rinnegare il cristianesimo: la Chiesa, nella visione di Anna Šmaina-Velikanova, è sempre «con i perseguitati», chiunque essi siano.

Un momento della presentazione del libro alla «Biblioteca dello Spirito» di Mosca. (youtube)
La prima sezione del volume, dedicata al «Sacrificio», riporta conversazioni e meditazioni sul tema del sacrificio nell’Antico Testamento, sul martirio dei primi secoli, in particolare sulle specificità del martirio nel XX secolo (più di uno di questi ultimi materiali sono apparsi in tempi diversi sulla «Nuova Europa»), e infine sulla possibilità di offrire una testimonianza cristiana in un «mondo irreligioso».
Ricordo quando, proprio nella sala della «Biblioteca dello spirito», ormai parecchi anni fa si festeggiò l’atto di fondazione di una nuova parrocchia, affidata al giovane sacerdote Grigorij Geronimus: la loro chiesetta era stata appena ultimata in un quartiere molto periferico di Mosca, tra gli enormi caseggiati di epoca sovietica che caratterizzano le zone decentrate della capitale, e la piccola comunità si apprestava a farvi ingresso. L’augurio di Anna, che per varie circostanze era un po’ la «madrina di battesimo» della nuova parrocchia, era stato quello di «costruire una parrocchia non per sé ma per gli altri, un luogo dove chiunque bussasse potesse sentirsi a casa sua». Nel testo, questa incondizionata apertura di cuore viene contrassegnata con la parola hesed e sta in cima alla sezione dedicata alla misericordia: «La natura di hesed, il suo fine, la sua essenza, sono divini. Se un amore è inspiegabile e non motivato, in esso noi vediamo l’irrompere dello Spirito Santo». «È questa solidarietà fra estranei il principio della Chiesa – osserva ancora l’autrice rifacendosi alle parole di Ignazio di Antiochia: – Tutti noi, estranei, siamo riuniti in un solo Corpo».
La sezione sulla poesia vede due grandi protagonisti, Boris Pasternak e Paul Celan, di cui l’autrice esamina diversi aspetti, secondo una lettura teologica. Nel saggio finale di questa sezione, che si intitola anch’esso «La poesia», l’autrice esprime il suo amore per la poesia, da cui si è sentita accompagnare «nei suoni, nei ritmi, nella gioia» fin dal nascere. La poesia come amore, come libertà, come «tesoro che dobbiamo custodire, perché è dentro di noi e ci parla della vita e della verità dell’anima». Come spesso avviene negli scritti che compongono il volume, per scavare più a fondo nell’essenza delle cose di cui parla Anna Šmaina-Velikanova ricorre a testi e riflessioni di svariati autori. In questo caso sono dei poeti a parlare della poesia: Puškin, Blok, Cvetaeva, Pasternak, e infine Ol’ga Sedakova, per l’autrice una presenza amica e maestra lungo tutto il percorso esistenziale e creativo: «… la poesia ci ricorda un felice mistero dell’uomo, la sua nobile obbedienza e la sua nobile libertà, la sua conoscenza della fine e dell’infinito – e il fatto che questa conoscenza possiamo condividerla con gli altri: con tutti. Per lo meno, per tutto il tempo che risuona il canto».
(Immagine d’apertura: Madre di Dio del Roveto Ardente, monastero delle Solovki, XVI secolo; wikimedia).
Giovanna Parravicini
Ricercatrice della Fondazione Russia Cristiana. Specialista di storia della Chiesa in Russia nel XX secolo e di storia dell’arte bizantina e russa. A Mosca ha collaborato per anni con la Nunziatura Apostolica; attualmente è Consigliere dell’Ordine di Malta e lavora presso il Centro Culturale Pokrovskie Vorota. Dal 2009 è Consultore del Pontificio Consiglio per la Cultura.
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