28 Marzo 2026
Apologia della storia della Chiesa
La scienza storica è fondamentale per la Chiesa: padre Georgij Mitrofanov, docente dell’Accademia teologica di San Pietroburgo, racconta per il canale youtube dell’Accademia l’importanza della verità storica. Posta al crocevia tra biblistica e teologia, la storia è necessaria per un cristianesimo autentico e lontano da ideologie e manipolazioni.
Padre Georgij, la domanda che vorremmo porle oggi è: cos’è la storia, come la dobbiamo intendere?
La storia, soprattutto la storia della Chiesa, è di fatto una disciplina sintetica. Ogni scienza è definita dall’oggetto della sua ricerca: l’oggetto della storia ecclesiastica è la Chiesa, ovvero dal punto di vista cristiano un organismo divino-umano più che un’istituzione. Per questo non la si può considerare una tra le tante scienze o discipline storiche. È certamente una disciplina storica, ma con elementi molto profondi, biblici e teologici, e sotto questo aspetto la si può effettivamente annoverare nella categoria della tradizione teologica. Per questo la sua importanza è ancora più evidente, perché Dio parla all’uomo attraverso la storia. La storia dell’umanità, infatti, è la storia della divino-umanità. E la rivelazione, non solo quella naturale ma anche quella divina, avviene proprio nell’ambito della storia umana.
E dunque, il tentativo della storia di riprodurre il quadro del passato così com’è stato non è semplicemente il tentativo di conoscere il passato umano, ma di vedere in questo passato umano il disegno di Dio sull’uomo nelle diverse epoche, popoli e culture. Non posso non ricordare le parole di Vladimir Solov’ev, secondo cui il disegno di Dio su un popolo non consiste in ciò che questo popolo, questa umanità pensa di se stessa, ma in ciò che Dio pensa di essa. E questo tentativo di guardare con attenzione – ovviamente ricostruendo un quadro del passato il più vicino possibile alla verità e alla realtà – diventa, per la storia della Chiesa, anche il tentativo di individuare il disegno di Dio sull’uomo e sull’umanità, su ogni popolo che la compone.

Particolare del Menologio del mese di luglio, Scuola di Novgorod. (wikimedia)
Come fa lo storico della Chiesa a cercare di mantenere una certa pretesa di oggettività, essere onesto e guardare i fatti storici con apertura, e allo stesso tempo interpretare certe cose in modo favorevole alla Chiesa, chiudere gli occhi su certi aspetti, non vederne altri? Dove sta l’equilibrio per non nuocere alla Chiesa con le sue ricerche scientifiche e al tempo stesso non arrivare a manipolare?
Cosa significa nuocere alla Chiesa con le proprie ricerche scientifiche? Se la ricerca viene fatta con il desiderio di creare un quadro del passato il più completo e veritiero possibile, allora la Chiesa la si aiuta, poiché la Chiesa vedrà la storia così com’è stata, quella che Dio ha permesso e ha benedetto. Quanto più lo studio storico della Chiesa si avvicina a questo, tanto più è un lavoro necessario e importante per la Chiesa stessa.
Per noi russi del XXI secolo è difficile parlare di storia, perché la scienza storica in quanto tale è nata piuttosto tardi. A farne un patrimonio della cultura russa ci ha provato solo Karamzin all’inizio del XIX secolo e in Russia è esistita come scienza relativamente libera soltanto per un secolo. Durante il secolo successivo la storia è stata utilizzata per affermare il comunismo, una delle ideologie più primitive e utopiche mai esistite. Questa ideologia, molto più della tradizione ecclesiastica, si è insinuata nella storia trasformandola in una forma di propaganda.
E questa falsa immagine del passato storico si è talmente radicata nelle coscienze che perfino molti di quelli che sono entrati a far parte della Chiesa conservano l’abitudine di sostituire i vecchi ideologemi o mitologemi dell’ideologia totalitaria con i mitologemi di un’ideologia totalitaria ortodossa, a cui si riduce la vera fede.
Mentre la fede cristiana si fonda su due categorie: la libertà e l’amore, a differenza di qualunque forma di ideologia totalitaria.
Da questo punto di vista l’esperienza di molti nostri storici testimonia che l’ispirazione cristiana ha permesso loro di essere studiosi veramente liberi, che non si limitavano a constatare dei fatti, ma che riflettevano sui fattori storici. Qui non ci può essere nessuna contraddizione tra lo storico-cristiano e la storia.
Viceversa, uno storico al servizio di un’ideologia totalitaria, che sia comunista o ortodossa, è un problema molto serio. Non a caso Anton Kartašev1 diceva esattamente che il pericolo più grande per la Chiesa stava nell’ideologizzazione della teologia, della storia e di tutta la scienza ecclesiastica. Per questo è molto importante ricordare che un’autentica visione del mondo cristiana libera l’uomo non solo in quanto storico, ma in quanto persona, affinché arrivi a comprendere il passato e il presente in modo spiritualmente e razionalmente libero.

Particolare del Menologio del mese di luglio, Scuola di Novgorod. (wikimedia)
La maggior parte degli storici che oggi determinano l’indirizzo delle scienze storiche sono figli dell’Unione Sovietica, hanno ricevuto un’educazione sovietica, hanno subito la pressione del totalitarismo e dell’ideologizzazione della scienza. Ma allora, esiste quello che lei ha descritto, ovvero la libertà della scienza e la possibilità di portare alla luce la verità storica per la società contemporanea?
Bisogna dire che quanto è successo nel nostro paese negli anni ‘90, ovvero la trasformazione improvvisa da paese ateo a paese quasi interamente ortodosso (o islamico in alcune regioni) è stata un’illusione. Tutta la fiumana di persone che si riversava nella Chiesa era già tanto se arrivava al bacio delle icone e al ritualismo. Si battezzava, talvolta si comunicava, si sposava in chiesa, cantava, e basta… Però, alcuni entravano nella Chiesa senza aver abbandonato la propria misura, portandosi dietro un’enorme quantità di stereotipi nel modo di vivere, nell’ideologia, nella mentalità.
Quando riflettevo su come stava cambiando la Chiesa, negli anni ’90, mi veniva in mente la parabola degli invitati alle nozze: vedevo che a poco a poco aumentavano i partecipanti ma erano pochi quelli vestiti a festa. Lentamente sono stati proprio quelli senza l’abito nuziale a prevalere, a mettere in secondo piano coloro che erano rimasti fedeli alla Chiesa e a Cristo nei tempi più difficili. I persecutori della Chiesa, diventati funzionari e sponsor, si sono trasformati in aiutanti e protettori. E di frequente alla Chiesa è mancata la fermezza di dire a queste persone quello che il padrone di casa del banchetto disse ai suoi invitati.
Quando sentivo raccontare della grande fioritura culturale in Unione Sovietica provavo solo irritazione e indignazione. La scienza umanistica era stata distrutta sin dalle radici, semplicemente non esisteva più, c’era la propaganda. Le discipline tecniche e naturali si sviluppavano vivacemente, tanto più quelle legate alla difesa. La formazione umanistica era stata distrutta e al suo posto le persone assimilavano la propaganda ideologica; hanno cominciato a percepire allo stesso modo anche la fede ortodossa, così che si è creata una grave mistificazione. Da una parte c’era gente colta, che però, quando hanno abolito le cattedre di «Storia del Partito», è passata come niente fosse a insegnare «Storia della Russia» e, in quel contesto, a insegnare anche «Storia della Chiesa».
Anche se sono ormai passati circa trent’anni da quando la Chiesa ha avuto la possibilità di organizzare liberamente la propria attività educativa e coinvolgere diversi specialisti, non ha fatto molti progressi in questo senso. Ancora di più probabilmente ci sarebbero serviti i nostri stessi laureati mandati a specializzarsi in teologia nelle migliori università occidentali. Ma purtroppo questo non è accaduto e siamo finiti a dipendere dagli umanisti sovietici…
In particolare, è rimasta nei docenti l’abitudine di dire «cose giuste» che per loro non hanno alcun legame con l’esperienza che vivono. E questo è molto pericoloso per la formazione teologica.
Oggi c’è il rischio di cui parlava prima, che la formazione cada nelle mani dei laici?
Fossero soltanto laici… Si tratta, purtroppo, di persone sovietiche, la cui mentalità, nonostante il passare degli anni, non si elimina. Solamente oggi possiamo riconoscere quanto in profondità si sia insinuata questa mentalità nella coscienza della nostra società.
Per concludere il discorso sulla storia della Chiesa, mi sento di dire che è una disciplina estremamente importante per dare forma alla concezione stessa della nostra spiritualità. E i sacerdoti devono trasmettere ai loro fedeli non solo le basi di una visione del mondo cristiana in generale, ma anche – non temo questa parola – uno sguardo storico sulla vita della Chiesa; devono aiutarli a comprendere la catastrofe della Chiesa russa attraverso il prisma di una visione storica razionale, riconoscendo che quanto accaduto è stato in gran parte il risultato anche di problemi interni alla Chiesa, non solo esterni.
È difficile meditare su queste cose avendo davanti agli occhi il passato recente di quasi un secolo di repressioni contro la Chiesa. Sembra quasi che questa abbia espiato tutti i suoi peccati storici e che sia un bene se in qualche modo è riuscita anche solo a sopravvivere. In realtà non doveva semplicemente preservarsi così com’era, ma assumere una forma che l’aiutasse in futuro ad evitare quello che l’aveva ridotta in macerie nel passato. Da molte cose mi sembra che questo non si sia stato ancora capito.
E in questo la biblistica non aiuta, anche se il nostro clero manca di sensibilità per lo studio della Bibbia; né aiuta la teologia, perché molto spesso non riesce a rispondere ai bisogni delle anime dei nostri contemporanei; è proprio la storia, che si trova al crocevia tra biblistica e teologia con le loro problematiche, e la vita reale, concreta e storica, che può aiutare i nostri fedeli a diventare davvero cristiani non a parole, ma nella vita, nelle azioni, nelle sofferenze in un mondo che, nel suo insieme, ha davvero bisogno dei cristiani e non di santoni, di dispensatori del culto, di psicoterapeuti.
La storia apre gli occhi, mette in guardia, talvolta fa perfino emergere nell’uomo la sensazione della propria impotenza. E con l’aiuto di Dio bisogna cercare non solo di capire la storia, ma anche di creare la storia nel presente.

Particolare del Menologio del mese di luglio, Scuola di Novgorod. (wikimedia)
In che modo lei cerca di trasmettere agli studenti le basi su cui, in seguito, dovranno portare il cristianesimo nel mondo e portarlo in modo adeguato?
È una domanda piuttosto difficile, perché in realtà, fin dai tempi di Socrate un’autentica educazione umanistica, un’autentica formazione presuppone un dialogo vivo. Insegno da ormai quarant’anni e posso dire che in questo tempo il pubblico è cambiato profondamente, non solo da un punto di vista anagrafico e del livello culturale, ma anche dell’ambiente formativo prima di entrare nella scuola teologica. È proprio a partire da questo che bisogna costruire l’insegnamento. Cioè, ogni insegnante, nonostante il proprio patrimonio di conoscenze fondamentali, deve saper improvvisare prendendo spunto dalle caratteristiche del suo uditorio, instaurare con esso un dialogo vivo.
Io comincio sempre con una premessa un po’ insolita: voi siete nati, per vostra fortuna o sfortuna, in Russia; per vostra fortuna o sfortuna siete membri della Chiesa ortodossa russa, e in Russia non ci sarà un’altra Chiesa. Questo significa che per voi capire la sua storia, la sua teologia, la sua attività pastorale è fondamentale. In questo senso è certamente importante anche la storia civile: l’ignoranza della storia da parte dei diplomati di oggi lascia semplicemente sgomenti, è un problema molto serio. La storia per noi è rimasta, in sostanza, in stato di abbandono. Emergono qua e là certi mitologemi, ma nel complesso tutto è sincretistico, confuso, manca la capacità di pensiero storico.
Ma è partendo da questo che attraverso lo studio della storia della Chiesa ortodossa russa, la storia della Chiesa in generale – quindi anche la teologia, la biblistica, la liturgia – potete rendervi conto che state studiando una tradizione viva, a cui voi darete seguito con la vostra vita e che sarete chiamati a trasmettere alle persone che vi circondano.
E la vostra parola vi deve responsabilizzare a comportamenti che le corrispondano, perché dire parole giuste ma allo stesso tempo vivere come se queste non avessero rapporto con voi, sarebbe non solo insensato, ma anche immorale.
E proprio la storia della Chiesa, essendo legata al contesto concreto e vivo dell’esistenza umana, ci propone inevitabilmente esempi di come, in determinate circostanze che cambiano per diversi motivi, sia necessario condurre un dialogo con il prossimo, ma sempre appellandosi a Dio, che a sua volta «cambia» nel rapporto con il mondo. Si parla spesso della sinergia, della relazione che sussiste tra Dio e l’uomo nella comune opera, nella creazione, che deve cominciare con il considerare la vita della Chiesa come una forma specifica di creazione. C’è un altro punto estremamente importante: educare i futuri sacerdoti alla necessità di essere, in generale, degli studiosi.

Particolare del Menologio del mese di luglio, Scuola di Novgorod. (wikimedia)
Padre Georgij, a volte non si sente come il seminatore che uscì a piantare il suo seme, e parte cadde sulla terra buona, parte lungo la strada, parte tra i rovi e così via? Non le viene da pensare a questa allusione biblica?
Abbiamo appena sentito questo passo evangelico e chi ascolta questa parabola probabilmente all’inizio cerca di capire quale sia per lui il terreno buono. E si scopre che in ognuno di noi sono presenti tutti i tipi di terreno, solo che quello buono e fecondo è ridotto al minimo. Mi sembra che in ciascuno di noi ci siano tutte le tentazioni presenti nella parabola. Per questo, come dice Tjutčev «Non ci è dato sapere / come risuonerà la nostra parola, / ma ci è data la compassione / come ci è data la grazia». In queste parole troviamo un po’ di consolazione.
C’è poi un’altra cosa molto importante: io non credo nella pedagogia intesa come disciplina, nella psicologia come forma di conoscenza dell’anima umana. Un insegnamento autentico, come ai tempi di Socrate, presuppone che l’insegnante abbia delle conoscenze specialistiche che prova a trasmettere, ma soprattutto deve piacergli insegnare, comunicare con i propri studenti. Ci sono specialisti che sono cattivi insegnanti e ci sono invece insegnanti che sono capaci di attirare e intrattenere i propri ascoltatori, ma
quando si uniscono la conoscenza della materia e il bisogno di comunicarla, allora accade la cosa più importante: riesci a trasmettere non solo una somma di tue conoscenze, ma soprattutto il desiderio di nutrirsi di queste e di vivere in conformità con esse.
Questo è il massimo, e per questo non servono corsi di pedagogia, né di psicologia.
(Ampi stralci delle tre conversazioni col professor Mitrofanov
apparse sul canale youtube dell’Accademia Teologica di San Pietroburgo.
Prima puntata)
(Immagine d’apertura: Menologio del mese di luglio, Scuola di Novgorod; wikimedia)
Georgij Mitrofanov
padre Georgij Mitrofanov, sacerdote ortodosso, docente all’Accademia teologica di San Pietroburgo dove è direttore della cattedra di Storia della Chiesa. Storico della Chiesa e della filosofia religiosa russa del XX secolo.
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