Lida Moniava ringrazia

7 Settembre 2026

Lida Moniava ringrazia

Lida Moniava

Dopo l’udienza preliminare, che le ha comminato la libertà condizionata, e in attesa del processo in cui rischia 10 anni di prigione, Lida Moniava ha preso delle decisioni radicali. E ringrazia i sostenitori.

Per volontà del tribunale Lida Moniava non può più usare internet, per questo ora i suoi messaggi vengono postati dai suoi amici. Quello che segue è di domenica 6 settembre.

Vi scrivo dall’hospice, e quasi non ci credo io stessa. Non pensavo di poterci tornare, e così presto.

Grazie, grazie, grazie a tutti per il sostegno e l’affetto!!! Ancora non ho visto tutto quello che è uscito su internet in questi giorni, ma la mamma mi ha promesso di stampare i vostri post. Li leggerò nei prossimi giorni.

In compenso, ho visto quanta gente è venuta al tribunale! Nel furgone della polizia, in quella stretta gabbia di ferro, sentivo gridare «Lida» dalla strada. Anche gli altri detenuti nel furgone si sono uniti al coro e hanno cominciato a scandire «Lida! Lida!». Anche quando mi trovavo nel box del tribunale, si sentivano da lì le urla di sostegno provenienti dalla strada. È mooooolto bello e soprattutto incredibilmente importante!!! In qualsiasi situazione, ma soprattutto per un detenuto privo di diritti e umiliato dalle circostanze.

Mi ha fatto davvero molto piacere vedere davanti al palazzo di giustizia i pazienti e il personale dell’hospice, i miei amici e conoscenti, e anche persone che non conosco nemmeno ma che sono venute comunque a sostenermi… Un ringraziamento speciale a tutti coloro che pregano per me. Grazie a tutti voi ora sono a casa e non in prigione. È un vero miracolo!

Nei prossimi due mesi si svolgerà l’indagine. Tra 2-3 mesi ci sarà il processo. Poi, molto probabilmente, il carcere per 5-10 anni.

Ma per ora mi restano ancora alcuni mesi di vita per portare a termine le cose in sospeso e cercare di organizzare la «Casa del Faro» in modo che l’hospice possa funzionare anche senza di me. Dovrò smettere di essere la direttrice della «Casa del Faro» e dimettermi dal consiglio di amministrazione. Ma credo che i miei colleghi riusciranno a portare avanti l’attività dell’hospice anche senza di me. Forse andrà persino meglio: così nessuno potrà interferire.

Lida Moniava ringrazia

Lida Moniava al termine dell’udienza. (Slovo zaščite)

Sono molto preoccupata che il mio procedimento penale possa avere ripercussioni negative sulla «Casa del Faro» e che le persone siano meno disposte ad aiutare. Vorrei chiedere a tutti voi, per quanto possibile, di non abbandonare la «Casa del Faro» e di donare denaro affinché l’hospice possa continuare a funzionare. La «Casa del Faro» conta più di 1.000 pazienti e 400 dipendenti. L’hospice è molto più di me da sola. È davvero importantissimo che l’hospice continui a funzionare, perché è incredibilmente necessario per le famiglie. I genitori dei pazienti ne hanno parlato davanti al tribunale. Chiedo a tutti, per quanto possibile, di dare una mano in qualche modo: con donazioni, facendo volontariato, venendo a lavorare.

Al momento non ho né Internet né rete. Mi sono stati sequestrati tutti i dispositivi elettronici, quindi è meglio cancellare i miei account dalle chat e simili, dato che non vi ho più accesso. Inoltre, è inutile scrivere ai miei vecchi contatti. Potete contattarmi tramite i miei amici e il mio avvocato.

Se qualcuno dei media ha bisogno di un commento sul funzionamento dell’hospice, si rivolga per favore all’ufficio stampa della Casa con il Faro. Se invece si tratta di un commento sul mio procedimento penale, si rivolga all’avvocato Miša Birjukov. Miša è il miglior avvocato del mondo, gli sono incredibilmente grata!

Un enorme grazie a tutti i giornalisti per l’attenzione riservata al mio caso. È in gran parte grazie a voi se ora sono a casa.

Nei mesi che mancano alla sentenza voglio passare più tempo possibile con gli amici. Dalle 8 di sera ora sono a casa tutti i giorni : ) A tutti quelli che conosco di persona dico: venite a trovarmi!

P.S. Tantissimi mi consigliano di andarmene dal Paese. Capisco che tutti siano preoccupati per me e vogliano che mi vada tutto bene. È molto difficile per me deludere tutti in questo modo, ma comunque non me ne andrò dalla Russia. È difficile spiegarlo se non dal punto di vista cristiano. Sono consapevole di tutti i rischi: ho subito una perquisizione alle 6 del mattino; ho tremato di freddo in una cella buia; ho camminato ammanettata; mi sono accovacciata nuda davanti agli agenti del servizio penitenziario e ho subito gli scossoni sul sedile del furgone cellulare con un sacchetto per il vomito. Ora vivo con un braccialetto elettronico alla caviglia. Ma per me è davvero importante restare in Russia in questo momento difficile.


(Immagine d’apertura: facebook).

Lida Moniava

Lida Moniava ha studiato presso la facoltà di giornalismo dell’Università statale Lomonosov di Mosca. Dal 2014 è vice direttore dell’hospice pediatrico Dom s majakom (La casa col faro) e dal 2018 è direttrice dell’omonima fondazione di beneficenza.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI

Abbonati per accedere a tutti i contenuti del sito.

ABBONATI