8 Maggio 2026
Immagine e somiglianza, e gemello digitale
Intelligenza artificiale: opportunità e rischi. Oggi l’informazione ci permette di conoscere molto più di una volta, ma insieme ci travolge come nebbia informativa. Ci sono strumenti che pensano per noi, ma possono aiutarci a capire di più. Senza illusioni, ma anche senza paura.
(…) Il 14 gennaio 2025 il Dicastero per la Dottrina della Fede, unitamente al Dicastero per la Cultura e l’Educazione, hanno pubblicato la Nota Antiqua et Nova, interamente dedicata al rapporto tra intelligenza artificiale (IA) e intelligenza umana, mettendo soprattutto in luce le incredibili potenzialità dell’IA ma anche gli enormi rischi che comporta. L’IA non è senza effetti sull’uomo. Ma la Chiesa non si è svegliata l’anno scorso. (…) Nel gennaio 2014 papa Francesco parlò di internet come dono di Dio, e dieci anni dopo disse che i sistemi digitali “profilandoci secondo le logiche del mercato, modificano la nostra percezione della realtà”.
(…) Ma cosa ha reso possibile arrivare fino a questo punto? Senza andare troppo lontano, è necessario rileggere l’intreccio inestricabile tra internet, social e IA. Scelgo come esempi narrativi due storie: Facebook e TikTok.
Facebook ha meno di venti anni e all’inizio serviva per associare un volto ai nomi dei compagni di università. Ma il 9 febbraio 2009 è comparso il pulsantino like, “mi piace”: serviva uno strumento attraverso il quale fossimo portati a esprimere le nostre preferenze, e far sapere ogni giorno cosa ci piaceva e cosa no. E Facebook diventò una miniera di soldi. Sette anni dopo, ha introdotto le emojis (le faccine). Anche grazie ai nuovi strumenti per catturare dati personali e raffinare il nostro profilo psicologico, il suo fatturato ha sfiorato i 30 miliardi di dollari con oltre 10 miliardi di profitti, generati da quasi due miliardi di utenti.
(…) Nel settembre 2017 appare TikTok. Dietro a questo nuovo social c’è una certa idea di mondo in cui gli algoritmi decidono per noi cosa guarderemo, come ci informeremo e, alla fine, in cosa crederemo. Determinano la nostra “percezione della realtà”. Ma in TikTok una IA ben addestrata è in grado di proporre continuamente video che tengono gli utenti attaccati alla piattaforma a prescindere da qualunque legame affettivo.

(Gemini)
Con la ricerca ossessiva dell’engagement, i social sono entrati nel campo delle neuroscienze e della psicologia, ovvero hanno dovuto provare a capire il modo in cui funziona il nostro cervello, in cui si formano i pensieri. L’algoritmo dai nostri comportamenti impara continuamente quali contenuti ci fanno piacere, e quindi fa in modo di farceli trovare rinnovati ogni volta che apriamo una certa app.
La prima vittima sacrificale di questa svolta è stata la verità. Decine di ricerche scientifiche dimostrano che un contenuto falso postato sui social circola molto più velocemente di un contenuto vero. E che quindi, come conseguenza, le persone giorno dopo giorno iniziano a credere a “verità alternative”. Ma si può creare un mondo migliore premiando solo la rabbia e la paura delle persone?
Mentre eravamo concentrati sul dilagare delle fake news su Facebook, TikTok ha «imparato» ad attrarre l’attenzione di giovani e giovanissimi. (…) Meta, Tik Tok ma anche Google per YouTube sapevano quello che stava accadendo alla salute mentale dei loro giovani utenti, ma nessuno di loro si è fermato per non perdere fatturato.
Nell’ottobre 2024, i procuratori generali del Kentucky e del Nebraska hanno presentato una citazione per danni contro i social raccogliendo moltissimi documenti interni alle piattaforme. (…) Una storica sentenza emessa nel marzo scorso da un tribunale di Los Angeles, ha riconosciuto Meta (Facebook, Instagram) e Google (YouTube) responsabili per negligenza, sostenendo che i loro social sono progettati per creare dipendenza, ansia, depressione e disturbi del sonno, giovani utenti in primis.
(…) Nel 2022 hanno iniziato ad affermarsi i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM), come Chat GPT, il più famoso. Siamo così arrivati a un punto in cui tutti possono intuire come il gemello digitale che ci rappresenta sia facilmente condizionabile. Basta fargli pervenire, come risposta alle sue ricerche, alcune cose sì e altre cose no, o suggerimenti su cose da leggere o da comprare che tolgono ogni curiosità di cercare altro.
Siamo di fronte alla massimizzazione del mainstream, e sarà sempre più improbabile che un pensiero minoritario riemerga dalla enorme montagna di contenuti che non sono altro se non la gaussiana statistica dei luoghi comuni.
(…) Così l’uomo che nel Giardino era stato chiamato da Dio a dare un nome alle cose e agli animali, oggi risulta sempre più manipolabile, sempre più indifeso, sempre più alla mercè dei proprietari di un numero estremamente ristretto di aziende, che sono in grado di determinare le sorti del mondo in modo molto più efficace di quasi tutti i politici, soprattutto nei paesi occidentali.
Io con l’IA ci vivo, (…) in azienda abbiamo realizzato il gemello digitale sanitario, una replica virtuale dinamica del paziente. (…) Usiamo l’IA generativa per sviluppare narrative che traducano gli esiti delle visite e i referti in un linguaggio comprensibile al paziente stesso. Un’IA con l’uomo e per l’uomo, non contro. Dobbiamo accompagnare, “abitare lo spazio” dell’IA. L’unico modo che conosco è la testimonianza, cioè l’uso che faccio personalmente dell’IA. Per la fede cristiana del resto, funziona allo stesso modo.
– Dalla relazione al Convegno Dire Cristo in tempi di guerra, Fondazione Russia Cristiana E.T.S., 8-10 maggio 2026
(Immagine d’apertura: Gemini)
Roberto Pagani
Diacono, imprenditore nel campo dell’intelligenza artificiale.
LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI