31 Luglio 2026
La Russia attende la riforma spirituale
Un’inattesa riabilitazione di Pietro il Grande da parte di Solov’ëv. La sconvolgente apertura al mondo esterno che realizzò Pietro per la società, spetterebbe anche alla Chiesa in campo spirituale, per il bene del popolo e del mondo. Straordinaria attualità della sua visione.
Quando si insorge contro le riforme di Pietro, in quanto sarebbero contrarie allo spirito del popolo russo, quando si protesta in nome dell’identità nazionale, ci si dimentica che Pietro il Grande e i suoi collaboratori erano una diretta emanazione dello spirito popolare russo. Se noi, l’intelligencija russa di oggi, siamo stati rovinati e staccati dalle radici del popolo per colpa della riforma di Pietro il Grande, come avrebbero potuto gli autori di questa stessa riforma essere a loro volta rovinati e staccati dalle radici del popolo? In effetti, Pietro il Grande, i suoi collaboratori e i continuatori della sua opera (Lomonosov) erano tutti autentici portatori ed esponenti dello spirito popolare russo. Hanno creduto nella Russia con una fede autentica e impavida, l’hanno amata con un amore vero e attivo e, animati da questa fede e da questo amore, si sono impegnati in una causa autenticamente russa.
La riforma di Pietro il Grande è stata originale al massimo grado proprio per questa coraggiosa rinuncia all’esclusivismo nazionale (a una illusoria e superficiale originalità), per questa nobile decisione di mettersi a una scuola straniera, di abbandonare l’amor proprio del popolo in nome del bene di questo stesso popolo, di rompere con il passato del popolo in nome del suo futuro.
Non è stato l’amor proprio nazionale, ma l’abnegazione nazionale manifestata nella chiamata dei Variaghi a creare lo Stato russo;
non è stato l’amor proprio nazionale, ma l’abnegazione nazionale manifestata nella riforma di Pietro il Grande a dare a questo Stato i mezzi educativi necessari per realizzare il suo compito storico-mondiale.
E adesso che stiamo affrontando questo compito dovremmo cambiare forse questa fruttuosa via dell’abnegazione e passare sul terreno, chiaramente inadatto e chiaramente infruttuoso, dell’egoismo e della presunzione nazionale? Chiaramente inadatto e infruttuoso, perché dove stanno in realtà i frutti del nostro nazionalismo, se non nello scisma ecclesiastico con il suo Gesù russo e la croce a otto punte 1 e della forma della croce che, per gli scismatici, doveva obbligatoriamente avere, oltre alla traversa verticale, due traverse orizzontali (quella superiore più corta con l’iscrizione ordinata da Ponzio Pilato) e una traversa inferiore inclinata (a simboleggiare la cosiddetta bilancia della giustizia, che innalza il buon ladrone verso il paradiso). Mentre i frutti della nostra abnegazione nazionale (e proprio nella disponibilità a un passo simile consiste la nostra identità più autentica) sono evidenti: in primo luogo, la forza dello Stato, senza la quale non esisteremmo neppure come nazione indipendente, e in secondo luogo, la nostra cultura, con tutta la sua vastità, a partire da Kantemir e Lomonosov, per passare attraverso Žukovskij, Puškin e Gogol’, fino a Dostoevskij e Turgenev.

Karl Eduardovich Geftler, Il ponte Staro-Kalinkin sulla Fontanka. (Wikimedia)
È vero che i frutti della statualità variaga e della cultura pietroburghese non sono qualcosa di definitivo e di valore assoluto: né la forza dello Stato né la creatività letteraria possono bastare a riempire la vita di un popolo cristiano. Lo scopo della Russia non sta in questo, ma in un servizio più diretto e universale alla causa cristiana, rispetto alla quale sia una statualità forte sia una ricca cultura secolare sono soltanto dei mezzi. E noi crediamo invece che la Russia abbia un preciso compito religioso nel mondo. Questo è il suo vero compito, per il quale è stata preparata dallo sviluppo del suo Stato e dallo sviluppo della sua coscienza, e se per questi affari mondani preparatori era stata necessaria un’impresa morale come quella dell’abnegazione nazionale, ancora più necessaria sarà un’impresa simile per il nostro compito spirituale definitivo.
L’ordine politico e la cultura profana sono indubbiamente un bene per il popolo, e chi ci ha procurato questi beni è stato un autentico patriota, ma è altrettanto fuori di dubbio che non è in questo che consiste il bene più alto. E se l’egoismo e la presunzione nazionale non sono stati in grado di darci questi beni inferiori, tanto meno potranno essere per noi la fonte di un bene superiore.
Per un popolo cristiano il bene più alto è l’incarnazione del cristianesimo nella vita, la creazione di una cultura cristiana universale. Servire questa causa è il nostro dovere cristiano e, allo stesso tempo, patriottico, perché il patriottismo autentico è diretto verso ciò che costituisce il bisogno principale e più urgente del popolo. E attualmente il bisogno principale e più urgente del nostro popolo è la mancanza di un’influenza e di una guida spirituale superiore, un’insufficiente efficacia del principio cristiano nella vita.
Ma può il principio cristiano essere efficace, quando il suo portatore nel mondo – la Chiesa cristiana – è priva di unità e armonia interna?
Il ripristino di questa unità e di questo accordo, una riforma spirituale positiva, è ciò di cui abbiamo maggiormente bisogno, un bisogno altrettanto urgente, ma decisamente più profondo di quanto fosse il bisogno di un potere statale ai tempi di Rjurik e Oleg 2 o il bisogno di riforme educative e civili ai tempi di Pietro il Grande.
La massa della gente inerte nei confronti di qualsiasi azione, di qualsiasi grande impresa spirituale, ha bisogno di una forza personale attiva, di una compagnia attiva, che dia al popolo capi e guide.
La chiamata dei Variaghi ci ha dato delle guide a livello statale. La riforma di Pietro il Grande, che ha fatto emergere dal popolo la cosiddetta intelligencija, ci ha dato a livello culturale una schiera di insegnanti e di guide nel campo dell’educazione secolare. La grande riforma spirituale che desideriamo e prevediamo (la riunificazione delle Chiese) dovrebbe darci una schiera di guide ecclesiastiche, dovrebbe creare, a partire dal nostro clero per molti aspetti degno di stima, ma purtroppo non abbastanza autorevole ed efficace, una compagine attiva, dinamica e competente di maestri spirituali e di guide della vita popolare, veramente capace di «indicare il cammino», che il nostro popolo desidera e cerca, non essendo soddisfatto né dall’intelligencija laica né dal clero attualmente in circolazione.
E così come questi due primi compiti – quello di introdurre l’ordine statale e quello di introdurre l’istruzione – hanno potuto essere adempiuti solo attraverso la rinuncia all’esclusivismo nazionale e alla chiusura su di sé, solo permettendo la libera e aperta influenza delle forze estranee che erano necessarie per lo scopo in questione, allo stesso modo anche adesso, per il rinnovamento spirituale della Russia sarà necessario rinunciare all’esclusivismo e alla chiusura su di sé della Chiesa e permettere la libera e aperta ricerca della comunione con le forze spirituali della Chiesa d’Occidente.

Karl Eduardovich Geftler, Il lungofiume della Neva. (Wikimedia)
Né i conquistatori normanni né i padroni tedeschi e olandesi si sono dimostrati pericolosi per noi, né hanno schiacciato o dissolto l’originalità del nostro spirito nazionale: al contrario, questi elementi stranieri hanno fecondato e reso fertile la terra nella quale affondava le sue radici il nostro popolo, hanno creato il nostro Stato, hanno creato la nostra cultura.
Il falso patriottismo teme le forze straniere; il patriottismo autentico se ne serve, le assimila e se ne lascia fecondare.
Ci siamo serviti di forze straniere nell’ambito della cultura statale e civile. Ma per un popolo cristiano la cultura profana esteriore può dare solo i fiori, e non certo il frutto della sua vita; quest’ultimo deve essere prodotto da una cultura più profonda e comprensiva, spirituale o religiosa. Ma è proprio in questa sfera superiore che siamo rimasti finora completamente aridi. Nonostante la santità personale di singole persone, nonostante la propensione religiosa del popolo nel suo insieme, la cosa più grande e visibile che abbiamo prodotto nella vita pubblica della Chiesa è lo scisma ecclesiastico. Ovviamente, la causa di questa aridità religiosa non dipende né dal principio cristiano, che racchiude in sé la pienezza di tutto il contenuto spirituale, né dal carattere particolare dello spirito nazionale russo, che, anzi, potrebbe essere quanto mai favorevole a una cultura religiosa, nella misura in cui questo spirito nazionale unisce in sé la religiosità contemplativa dei popoli orientali e l’aspirazione a una religione attiva, che è tipica dei popoli occidentali.
Se dunque la nostra aridità religiosa non deriva né dalle proprietà della religione cristiana, né dalle proprietà dello spirito nazionale russo, ne consegue che essa può dipendere solo da condizioni esterne, dalla posizione sbagliata della nostra Chiesa e, soprattutto, dal suo isolamento e dalla sua chiusura, che non rendono possibile l’influenza benefica di forze religiose esterne. I principi cristiani che abbiamo adottato sono buoni; e anche il terreno nel quale affonda le sue radici il nostro popolo è buono da un punto di vista religioso, ma senza aria libera, senza afflussi costanti di luce e calore, senza piogge, precoci o tardive, anche i migliori semi nel miglior terreno non produrranno nulla di buono. Abbiamo dato libero accesso in noi stessi a forze straniere nell’ambito della cultura statale e civile e in questo modo abbiamo potuto mostrare la nostra forza in questo campo inferiore. Ora dobbiamo dare libero accesso in noi stessi alle forze religiose esterne, instaurare con loro una libera comunicazione e collaborazione per manifestare anche la nostra forza religiosa, e portare a compimento anche il nostro compito religioso. Perché,
finché rimarremo compiaciutamente estranei al mondo ecclesiastico dell’Occidente, non vedremo mai un raccolto abbondante nemmeno nel nostro campo ecclesiastico
Fino a oggi continuiamo a guardare la Chiesa occidentale con la stessa ostile diffidenza e con gli stessi pregiudizi con la quale avevano guardato la civiltà occidentale i nostri antenati; ma se loro non avessero superato questa diffidenza e non fossero entrati in comunione culturale con l’Europa, oggi la Russia non esisterebbe come forza storica, come membro pieno e importante dell’umanità storica; allo stesso modo, se adesso non rinunciamo al nostro esclusivismo religioso e ai nostri pregiudizi, la Russia non sarà in grado di emergere come forza religiosa mondiale al servizio della causa cristiana universale.

Karl Eduardovich Geftler, Vista della Malaja Neva e della banchina Tučkov. (Wikimedia)
Quella che sta davanti a noi è una nuova grande impresa dello spirito nazionale. Questa impresa richiede una doppia azione: sia da parte nostra, da parte delle nostre forze ecclesiali e sociali, sia da parte del governo. Ciò che viene richiesto a noi stessi è innanzitutto un diverso atteggiamento morale, più cristiano, e uno sguardo diverso, più giusto nei confronti della Chiesa d’Occidente. Ciò che si richiede al governo, prima di tutto, è la rimozione, decisa e definitiva, di tutti quegli steccati e tutte quelle barriere con le quali ha isolato la nostra Chiesa dalle influenze vivificanti della Chiesa occidentale; si richiede che restituisca alla verità religiosa la libertà senza la quale la vita religiosa è impossibile.
Si teme la propaganda cattolica. Ma sarebbe decisamente terribile se questa propaganda religiosa incontrasse da parte nostra non un’opposizione religiosa ma solo poliziesca; se le nostre buone e giuste ragioni ecclesiali (nella misura in cui abbiamo ragione) non trovassero altra arma che le leggi penali e la censura obbligatoria. Avere paura della propaganda cattolica significa non credere nella forza interiore della nostra Chiesa; ma se essa non ha forza interiore, perché sostenerla? Se crediamo invece nella forza interiore nascosta nel cuore della Chiesa orientale e non ci passa neppure per la testa l’idea che possa essere latinizzata, allora, proprio perché questa forza nascosta possa manifestarsi, dobbiamo desiderare una comunione diretta, libera e attiva con il mondo ecclesiale dell’Occidente.
Il patriottismo autentico non teme la propaganda cattolica, così come non ha temuto il potere normanno e non ha temuto la scuola tedesca.
La fede autentica non conosce paura e l’amore autentico non tollera l’inazione e la mediocrità: esige un’espressione reale e precisa. Così, all’inizio della nostra storia, l’amore per la patria si è espresso nell’amore per l’ordine statale, che era necessario alla patria più di ogni altra cosa; all’epoca di Pietro il Grande e di Lomonosov, l’amore per la patria si espresse nell’amore per la cultura, che era allora necessario alla patria più di ogni altra cosa. Attualmente il livello raggiunto nella crescita del popolo e i suoi bisogni portano in primo piano una questione ancora più elevata e importante dell’ordine statale e della cultura secolare: la questione dell’ordine ecclesiale e della cultura spirituale.
E in nome della Russia stessa, per amore di essa, cioè per il suo bene supremo, dovremmo dedicarci non agli interessi russi (in senso strettamente egoistico), ma all’interesse universale della Chiesa, che è anche l’interesse più profondo e definitivo della Russia.
I nostri antenati ci hanno lasciato la parte migliore. Loro dovettero dedicare interamente le proprie cure e le loro fatiche all’ordinamento statale esterno, alla cultura secolare esterna, cioè a questioni che non sono direttamente connesse con il fine più alto e definitivo dell’uomo e del popolo cristiano. Grazie a questo loro lavoro ingrato ci hanno preparato e lasciato in eredità un’opera nella quale l’autentico interesse nazionale coincide direttamente con l’interesse religioso universale. In virtù del sentimento nazionale, in nome del bene della nazione, dobbiamo ora volgere i nostri pensieri al bene supremo di tutta l’umanità, quello che la nostra Chiesa commemora nella sua liturgia quando prega: «per la pace del mondo intero, per la prosperità delle sante Chiese di Dio e per l’unione di tutti»3.
(Traduzione e cura di Adriano Dell’Asta)
6 – continua
(Immagine d’apertura: Karl Eduardovich Geftler, Nei dintorni dello Strel’na; wikimedia).
Vladimir Solov’ëv
Vladimir Solov’ëv (1853-1900) è uno dei filosofi russi più importanti di tutti i tempi. In lui sono già presenti, a livello di sistema, tutte le idee che saranno all’origine della rinascita spirituale russa dell’inizio del XX secolo. Tra le sue opere ricordiamo: La Russia e la Chiesa universale, La crisi della filosofia occidentale» e «Islam ed ebraismo».
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