Incontri imprevisti tra cattolici e ortodossi

24 Luglio 2026

Incontri imprevisti tra cattolici e ortodossi

El’vira Kitnis

Incontri significativi possono avvenire anche nei tempi lunghi della storia, tra persone che non si sono mai conosciute di persona. Così è avvenuto a Treviri, tra cattolici tedeschi e ortodossi russi. Curioso che l’eredità del cattolicesimo tedesco sia oggi raccolta da ortodossi russi.

L’autrice di questo articolo e suo marito, sacerdote ortodosso russo, vivono da anni in Germania, dove dirigono un Centro pellegrinaggi che si propone di avvicinare i fedeli ortodossi alla cultura cristiana occidentale. Il Centro è situato nell’ex monastero domenicano di Klausen, che dall’inizio della guerra della Russia contro l’Ucraina è diventato, per iniziativa della coppia, anche un luogo di accoglienza per i profughi ucraini e per i russi costretti a emigrare.

Incontri imprevisti tra cattolici e ortodossi

C. A. von Galen. (wikipedia – Diese Datei entstammt der Bildersammlung des Bistumsarchivs Münster, der Urheber ist Gustav Albers)

Fra le sue mura, dove oggi si respira un’atmosfera ecumenica, si è svolta una pagina importante della resistenza cattolica contro il nazismo, che El’vira Kitnis desidera far conoscere. Protagonista è il cardinale Clemens August von Galen, erede di un’antica casata nobiliare tedesca. Consacrato vescovo di Münster nel 1933, si distinse per la sua opposizione al regime nazionalsocialista. Condannò nelle sue lettere pastorali l’ideologia del neopaganesimo, del sangue, della razza e il totalitarismo nazisti. Partecipò ai lavori preparatori dell’enciclica Mit brennender Sorge, che fu diffusa in tutta la Germania, sebbene il ministero del Reich per le questioni ecclesiali l’avesse vietato.

Nonostante le minacce, nel 1941, dopo aver consultato papa Pio XII, pronunciò tre omelie dichiaratamente antinaziste contro l’occupazione e la confisca di conventi e monasteri, l’espulsione violenta dei religiosi, e contro il programma segreto Aktion T4 per l’eliminazione di invalidi psichici e fisici e malati non tedeschi, in cui il vescovo vedeva la negazione del comandamento «non uccidere».
Le omelie di von Galen furono diffuse clandestinamente in tutta la Germania da cattolici, luterani ed ebrei, a loro rischio e pericolo. Il vescovo inoltre stabilì contatti con la resistenza interna al nazismo.

Nel 1945, già prima della resa della Germania, intervenne in difesa del suo popolo, protestando contro le violazioni dei diritti umani da parte del governo militare alleato di occupazione e rifiutando la teoria della colpa collettiva del popolo tedesco. Papa Pio XII lo nominò cardinale nel 1946. Per il suo coraggio fu soprannominato «il Leone di Münster», ma lui stesso affermava che non avrebbe potuto opporsi al male senza il lavoro e la preghiera di una comunità cristiana viva e solidale.
(Red.)

 

Quattro anni fa ci siamo trasferiti qui, nel monastero della Natività di Maria, e abbiamo ringraziato Dio di averci donato qualcosa che non avremmo mai osato sognare… Inoltre, fra le sue mura abbiamo trovato anche la «ciliegina sulla torta»: archivi, lettere, libri. Questo luogo ha tanta storia che ci si potrebbe girare un film! Ecco, quindi, il primo episodio della serie «Da convento domenicano a monastero ortodosso della Natività di Maria: storia del santuario di Klausen».

Nell’estate del 1941 le omelie del vescovo locale Clemens August conte von Galen ebbero per il Terzo Reich l’effetto di una bomba dirompente. Da Münster, nonostante il totale controllo della Gestapo, cominciarono a diffondersi rapidamente in tutto il paese i testi dei suoi straordinari interventi. In essi quest’uomo impavido, che chiamava le cose con il loro nome, accusava apertamente lo Stato nazista di omicidio legalizzato tramite l’eliminazione segreta dei malati psichiatrici e degli invalidi in base al programma Aktion T4.

Incontri imprevisti tra cattolici e ortodossi

Uno scritto di von Galen sulla persecuzione della Chiesa, agosto 1941. (wikipedia)

Mentre Martin Bormann esigeva infuriato che l’aristocratico ribelle fosse impiccato e Joseph Göbbels supplicava Hitler di non farne un martire fino alla fine della guerra contro l’URSS, a Klausen, una lontana cittadina sulla Mosella meta di pellegrinaggi, fra le mura del monastero domenicano Mater Dolorosa i tasti delle macchine da scrivere battevano senza sosta. Le monache trascrivevano le parole del loro direttore spirituale. Alle loro spalle stavano due donne anziane, cugine del vescovo: le contesse Maria (in religione suor Katharina-Maria), e Franziska (suor Rosa-Maria) von Spee, fondatrici del monastero. Non si trattava di semplice solidarietà fra parenti, ma di una ben avviata rete clandestina di aiuto fra aristocratici cattolici, in tedesco Adelsnetzwerk, in cui il «Leone di Münster» agiva in prima linea, mentre le sue cugine monache lavoravano nelle più sicure retrovie spirituali e logistiche.

Il sangue e lo spirito: il nido di Heltorf

Per capire quanto fosse profondo il loro legame, bisogna dare uno sguardo all’albero genealogico. La madre del vescovo von Galen era la contessa Elisabeth von Spee, cresciuta nel castello di famiglia di Heltorf nei pressi di Düsseldorf. Suo fratello, il conte Wilhelm, era il padre di Maria e Franziska. Il cardinale e le suore fondatrici del monastero di Klausen crebbero secondo lo stesso modello culturale e spirituale, quello del cosiddetto «cattolicesimo aristocratico della Renania-Westfalia».

Quando nel 1917-1918 le sorelle von Spee elargirono i loro capitali familiari per riscattare un albergo per pellegrini abbandonato a Klausen, oggi sede del monastero ortodosso della Natività di Maria, e vi fondarono un convento femminile, il loro «gigantesco» cugino (von Galen superava i due metri di altezza) cominciò ad andare a trovarle regolarmente. Nelle cronache del monastero si registra che Clemens August non sopportava l’ufficialità. Quando andava dalle cugine, chiedeva alle suore di non preparare pranzi sfarzosi, ma andava a sedersi nel giardino del monastero dove, davanti a una semplice tazza di tè, discutevano per ore sulle sorti della Chiesa in Germania.

Con l’avvento al potere dei nazisti nel 1933 i loro rapporti si fecero più complicati, ma divennero ancora più profondi. Le lettere che da Münster giungevano a Klausen sono oggi una testimonianza importantissima di ciò su cui poggiava von Galen nella sua lotta. Il vescovo era sinceramente convinto che la sua intangibilità fisica non fosse dovuta al timore dei nazisti di un’insurrezione popolare in Westfalia, ma fosse il risultato dell’intercessione delle sue cugine.

In una lettera della fine degli anni ‘30 a suor Katharina-Maria, custodita negli archivi diocesani, von Galen scrive: «Mie care cugine, le nubi si addensano su di noi e le forze umane non bastano più per contrastare questa follia. Quando esercito il mio ministero episcopale, so che voi a Klausen mi state facendo da scudo.

Chiedo a voi e a tutte le consorelle: non cessate il vostro “assalto di preghiere”. La preghiera degli ordini contemplativi è la nostra arma più affilata, contro la quale le loro baionette sono impotenti».

Le suore rispondevano ricambiando l’affetto. Nella loro corrispondenza, che arrivava per posta ordinaria ed era severamente censurata, usavano un linguaggio particolare. Il regime nazista veniva chiamato «maltempo» o «l’inverno che si protrae».

Quando nel 1941 von Galen decise di pronunciare le sue famose omelie antinaziste, consegnò segretamente alle cugine un messaggio tramite un corriere di sua fiducia, un suo parente della dinastia dei Droste von Vischering: «Ho detto quel che dovevo dire. Ora sono nelle mani del Signore. Se verranno a prendermi, sappiate che il mio spirito resterà libero».

Il «samizdat» di Klausen sotto al naso della Gestapo

Incontri imprevisti tra cattolici e ortodossi

Da sin., le sorelle Katharina-Maria e Rosa-Maria von Spee. (wikipedia)

La risposta all’«assalto di preghiere» fu un lavoro clandestino molto concreto e pericoloso. I testi delle tre omelie di von Galen furono portati a Klausen da alcuni corrieri, evitando la posta ufficiale. Le sorelle von Spee trasformarono il monastero in un centro regionale di diffusione della verità. Nelle celle delle claustrali, nascoste agli occhi dei funzionari nazisti locali, i testi venivano trascritti su carta carbone in centinaia di copie. Le monache correvano coscientemente il rischio di finire nel lager di Dachau, dove al clero cattolico era stata riservata un’apposita baracca. Lo schema di diffusione era impeccabile: Klausen restava un luogo di pellegrinaggio. I testi delle omelie del «Leone di Münster» venivano inseriti nelle copertine dei breviari, nascosti sul fondo delle ceste di verdura e di uva che il monastero vendeva o distribuiva ai poveri, e venivano portati dai contadini nei villaggi più sperduti della regione dell’Eifel e della Mosella.

Tanta era la stima della popolazione locale per le contesse von Spee e tanto l’odio per gli attivisti del Partito Nazionalsocialista venuti «da fuori», che per tutti gli anni della guerra la Gestapo, che aveva saputo della fuga di documenti nella regione di Wittlich, non ricevette nemmeno una delazione contro il monastero.

Le «maniche tagliate»

Solo la morte riuscì a spezzare il sodalizio segreto fra i cugini. Nel 1943, nel pieno della guerra, a Klausen si spense la sorella maggiore, suor Katharina-Maria. La sua dipartita fu un durissimo colpo per il vescovo. La sorella minore, suor Rosa-Maria, morì nel 1945, anno della vittoria, e riuscì a vedere il crollo del regime contro cui aveva lottato tanto a lungo.

Subito dopo la fine della guerra, nel febbraio 1946, papa Pio XII chiamò Clemens August a Roma per elevarlo al rango di cardinale a motivo del suo coraggio inaudito. Ma nella Germania completamente distrutta e affamata del 1946 regnava una gravissima penuria. Cucire nuovi paramenti cardinalizi – la talare color porpora e il lungo mantello – per un vescovo alto più di due metri, era praticamente impossibile. La costosa seta del colore adatto non esisteva proprio nel paese.

Allora le famiglie aristocratiche e le monache sopravvissute delle dinastie imparentate Galen e Spee ricorsero a una commovente astuzia sartoriale. Tirarono fuori dagli scantinati gli antichi paramenti liturgici dei loro avi che si erano conservati intatti, ma anche così il tessuto per la colossale figura del vescovo era catastroficamente insufficiente. Per raggiungere la lunghezza giusta della talare, le sarte tagliarono letteralmente le maniche di altri mantelli antichi custoditi nei forzieri di famiglia e con queste allungarono meticolosamente il bordo.

Questo fatto entrò nella storia della Chiesa tedesca come simbolo della povertà del dopoguerra ma soprattutto come simbolo profondo di un legame familiare indistruttibile. Le cugine e le sorelle «di ago e filo» prepararono il corredo del loro eroe per il suo viaggio in Vaticano con ciò che era loro rimasto. Il cardinale si recò a Roma con i suoi paramenti, portando con sé fisicamente la memoria e il calore della sua famiglia.

Clemens August von Galen non poté godere a lungo di questo trionfo. Un mese dopo il suo ritorno da Roma, nel marzo 1946, il «Leone di Münster» morì di peritonite. La storia del suo rapporto con le sorelle von Spee è un esempio di come legami familiari secolari e le mura di un monastero si siano potuti trasformare in un bastione dello spirito a difesa della dignità umana in mezzo al male assoluto.

Kitnis

Padre T. Kitnis con suor Magdalena in visita al monastero. (telegram)

Una storia che continua…

Oggi è venuta a trovarci suor Maria Magdalena, una monaca che ha vissuto qui per oltre vent’anni, dal 1982. Attualmente lei e la sua comunità vivono altrove. Suor Maria Magdalena ha già un’ottantina d’anni ma, nonostante l’età rispettabile, si mette instancabilmente al volante della vecchia auto del suo monastero e continua a prendersi cura delle altre monache più anziane.

Scopo principale della sua venuta è stata la vista alle tombe delle suore e il desiderio di incontrare noi e madre Geneviève, la monaca ortodossa che oggi abita nel monastero. Suor Maria Magdalena è sinceramente convinta che le monache cattoliche abbiano da imparare da quelle ortodosse, e questo incontro fra due tradizioni è stato davvero commovente e profondo. La suora ci ha fatto rivivere alcune pagine di storia, condividendo con noi dei ricordi molto personali. Sua madre era una docente e il fatto che la figlia avesse scelto la dura vita monastica fu per lei una prova enorme, inizialmente. Ma con il passare del tempo la mamma accettò questa scelta, lei stessa si recava al monastero, a cui donò anche una bellissima vetrata.

Abbiamo ascoltato i ricordi di suor Maria Magdalena sulle origini e le fondatrici del convento, sulla vita passata della comunità e di coloro che ne avevano posto le basi, le contesse Maria e Franziska von Spee. Ma anche sul «Leone di Münster», le cui omelie venivano trascritte clandestinamente a mano proprio in questo monastero. Queste tradizioni e memorie sono state tramandate dalle suore fino agli anni ’80 del ‘900. Suor Maria Magdalena ci ha anche suggerito dove oggi sono custoditi gli archivi con le lettere del cardinale alle suore. Ha raccontato di come un tempo la loro vita monastica era austera e raccolta. Lo statuto domenicano non tollerava la mondanità: le monache vivevano in stretta clausura e non abbandonavano mai le mura del monastero. Ogni loro giornata era scandita dalla liturgia quotidiana, dalla preghiera incessante, dal lavoro e dalla contemplazione profonda.

Le siamo infinitamente grati per la sua visita. Ci sorprendiamo a pensare quanto sia importante ogni parola di persone come queste, che crea un legame fra noi e questo luogo straordinario, e svela un’esperienza di cui siamo diventati eredi.


(foto d’apertura: fedeli al monastero della Natività di Maria, Iryna Do, wikipedia)

El’vira Kitnis

Teologa, direttrice del Centro di cultura e pellegrinaggi San Tommaso Apostolo, presso il monastero della Natività della Vergine a Klausen (Renania Platinato, Germania). Moglie di padre Timofej, sacerdote ortodosso.

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