7 Aprile 2026
Slovacchia: i ragazzi ucraini e il prezzo della guerra
Mentre sale il numero di studenti ucraini nelle scuole slovacche, restano irrisolti dei nodi cruciali: la gestione delle risorse economiche, spesso dirottate su spese ordinarie, la carenza di corsi di lingua e la vulnerabilità delle migliaia di adolescenti che vivono nel paese non accompagnati e rischiano di radicalizzarsi.
In un recente comunicato l’Unicef ha reso noto che quasi un milione e 800mila bambini ucraini vivono ancora come profughi fuori dal paese, e che oltre 1.700 scuole e altre strutture scolastiche sono state danneggiate o distrutte, con la conseguenza che un bambino su tre non può frequentare la scuola in presenza a tempo pieno.
Quando nel febbraio del 2022 la Russia ha invaso l’Ucraina, migliaia di famiglie hanno cercato rifugio nei paesi confinanti, e la Slovacchia, nazione di poco più di cinque milioni di abitanti, si è trovata ad affrontare una sfida senza precedenti anche in ambito educativo: oltre ad accogliere più di centomila rifugiati, ha dovuto integrare nel proprio sistema scolastico un numero crescente di studenti. A distanza di quattro anni, un’analisi del Ministero dell’Istruzione offre uno spaccato su come il paese ha risposto a questa emergenza umanitaria, rivelando luci e ombre.
(foto d’apertura: donio.sk)
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Angelo Bonaguro
È ricercatore presso la Fondazione Russia Cristiana, dove si occupa in modo particolare della storia del dissenso dei paesi centro-europei.
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