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24 Gennaio 2026
Ivan Chvatík: Così ho salvato gli scritti del mio maestro Patočka
Quando il filosofo Jan Patočka morì, il suo allievo Ivan Chvatík capì che aveva poche ore prima che gli agenti confiscassero tutto. Quella stessa sera iniziò il salvataggio dell’eredità filosofica più imponente del dissenso cecoslovacco. Ne abbiamo parlato con Chvatík all’Università di Bergamo, durante il convegno intitolato The Influence of Eastern European Dissent in Italy.
Nato nel 1941 a Olomouc in una famiglia della media borghesia con antiche radici contadine, Ivan perse i genitori in circostanze tragiche nel 1948: nel clima teso che precedette il colpo di Stato comunista, il padre, František Chvatík, membro del Partito Social-nazionale, fu trovato ucciso a colpi di pistola nel suo ufficio; la madre morì pochi giorni dopo, per aver ingerito dei barbiturici in seguito alla scomparsa del marito. Il piccolo Ivan, rimasto orfano, fu affidato dapprima ai nonni e poi allo zio, ingegnere idraulico che si era trasferito a Praga. Diplomatosi al liceo classico nel 1958, si immatricolò alla facoltà di fisica per poi specializzarsi in elettronica, e completò gli studi nel 1964. Da sempre appassionato di filosofia, nell’atmosfera più «liberale» degli anni ’60 si imbatté nelle lezioni di Jan Patočka e divenne uno dei suoi discepoli più fedeli.
(Testo non rivisto dall’intervistato • Foto d’apertura: F. Mittermeier, pixabay.com)
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Angelo Bonaguro
È ricercatore presso la Fondazione Russia Cristiana, dove si occupa in modo particolare della storia del dissenso dei paesi centro-europei.
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