17 Ottobre 2026
Un pastore innamorato del Vangelo
Per l’inaugurazione del busto di padre Aleksandr Men’, il cardinale Koch, Prefetto del Dicastero per l’Unità dei Cristiani, ha inviato un denso messaggio, letto da padre Jaromír Zádrapa. Vivere la fede oggi affinché tutti possano vedere la misericordia di Dio.
Cari Fratelli e Sorelle,
desidero innanzitutto esprimere la mia sincera gratitudine per l’invito estesomi a partecipare all’odierna commemorazione dedicata all’arciprete Aleksandr Men’. Pur non potendo essere presente di persona, sono lieto che il nostro Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani sia rappresentato dal reverendo Jaromír Zádrapa in questa circostanza, così da manifestare la vicinanza della Santa Sede a un’iniziativa intesa a custodire la memoria di un testimone cristiano del nostro tempo.

Il Reverendo Zádrapa legge il messaggio del Cardinale Koch. (© FRC)
Ricordare padre Aleksandr Men’ significa soprattutto volgere lo sguardo a Cristo, centro della sua vita e del suo ministero sacerdotale. Egli visse in anni segnati da profonde limitazioni della libertà religiosa e da un diffuso ateismo di Stato, senza mai rinunciare alla gioia dell’annuncio del Vangelo. La sua predicazione, la sua opera di evangelizzazione e la sua riflessione teologica hanno saputo raggiungere migliaia di uomini e donne alla ricerca del senso della vita, mostrando loro il volto di Cristo, «via, verità e vita» (Gv 14,6).
La sua testimonianza ricorda a tutti noi che l’autentico rinnovamento della Chiesa nasce sempre dall’incontro personale con il Signore crocifisso e risorto.
Prima di essere un intellettuale, uno scrittore o un uomo di dialogo, padre Aleksandr fu un pastore, profondamente innamorato del Vangelo e desideroso di comunicarne la bellezza.
Nel Vangelo di Giovanni, i primi discepoli rivolgono a Gesù una domanda semplice: «Rabbì, dove dimori?». Il Signore risponde: «Venite e vedrete» (Gv 1,38-39). Da quell’invito prende avvio il cammino della fede. Il cristianesimo, prima di essere una dottrina o una tradizione, nasce dall’incontro con la persona di Gesù Cristo.
Padre Aleksandr Men’ comprese profondamente questa verità. Il centro della sua vita non fu un progetto culturale né un programma pastorale, ma la persona vivente di Cristo. Per questo il suo ministero sacerdotale seppe parlare al cuore di tanti uomini e donne che, dopo lunghi anni di ateismo imposto, erano alla ricerca di una speranza capace di dare senso alla loro esistenza. La sua predicazione e i suoi scritti continuano ancora oggi ad accompagnare molte persone verso quell’incontro con il Signore dal quale scaturisce ogni autentico rinnovamento della vita cristiana.
Come sacerdote della Chiesa ortodossa, egli visse con fedeltà la propria vocazione ecclesiale, amando profondamente la sua Chiesa e servendola con generosità. Proprio questa fedeltà gli permise di guardare con rispetto e libertà a quanti appartenevano ad altre tradizioni cristiane, riconoscendo nell’amore per Cristo il fondamento di ogni autentico incontro tra i discepoli del Signore.
In un tempo lacerato da incomprensioni, conflitti e nuove divisioni, la sua testimonianza conserva una particolare attualità.
Padre Aleksandr ci ricorda che il Vangelo non appartiene a un popolo contro un altro, né può essere imprigionato dalle contrapposizioni della storia. Il Signore risorto continua a chiamare ogni uomo alla conversione del cuore, alla fraternità e alla pace.
La sua vicenda personale ha un ulteriore valore. Nato in una famiglia di origine ebraica, egli scoprì in Cristo il compimento delle promesse di Dio e dedicò tutta la sua vita all’annuncio del Vangelo. La sua esistenza invita i cristiani a custodire con gratitudine le radici ebraiche della loro fede e a respingere con decisione ogni forma di antisemitismo, di odio e di discriminazione, riconoscendo in ogni persona un fratello e una sorella creati a immagine di Dio. Il monumento che oggi viene inaugurato non custodisce soltanto il ricordo di un sacerdote. Esso spinge tutti noi a interrogarci su quale testimonianza siamo chiamati anche noi a offrire nel nostro tempo. La memoria cristiana non guarda soltanto al passato: essa diventa feconda quando anima uomini e donne che, con umiltà e perseveranza, continuano a rendere presente il Vangelo nelle circostanze concrete della storia.

(© FRC)
Affidiamo dunque al Signore il frutto di questa giornata e chiediamo che la vita di Padre Aleksandr continui a incoraggiare tutti i cristiani a rimanere saldi nella fede, generosi nella carità e perseveranti nella speranza, affinché il mondo possa riconoscere, attraverso la loro vita, il volto misericordioso di Cristo.
Con questi sentimenti, assicuro il mio ricordo nella preghiera e invoco su tutti voi l’abbondanza delle benedizioni del Signore.
† Kurt Cardinale Koch
Prefetto
Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani
(Immagini di Giuseppe Pellegrini).
Kurt Koch
Nato a Emmenbrücke (Basilea) nel 1950. Dopo la maturità ha studiato teologia a Lucerna e Monaco di Baviera. Ordinato sacerdote nel 1982, ha insegnato teologia in vari istituti a Lucerna, Friburgo e Zurigo. Nel gennaio 1996 è stato ordinato vescovo di Basilea. Il 1° luglio 2010 Benedetto XVI lo ha nominato presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, con il titolo di arcivescovo, incarico riconfermato nel 2014 da papa Francesco e che ricopre attualmente. È membro delle Congregazioni per la Dottrina della Fede, per le Chiese Orientali, delle Cause dei Santi, per i Vescovi, per l’Educazione Cattolica e del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. È autore di numerose pubblicazioni.
LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI