7 Ottobre 2026
«Grazie a tutti»: Lida e la forza di chi non conta nulla
I miracoli accadono. Il caso di Lida Moniava, accusata di aver diffuso «notizie false» sull’esercito, è stato archiviato per mancanza degli elementi di reato. Solidarietà, informazione e preghiere hanno contribuito al miracolo.
In questo mondo dove nulla più sembra poterci sorprendere, e soprattutto sorprendere in bene, i miracoli accadono: Lida Moniava, la fondatrice della Casa del Faro, è stata scagionata dalle accuse che le erano state rivolte (la pubblicazione tre anni fa di post ritenuti offensivi per le forze armate) e per le quali rischiava fino a dieci anni di carcere.
Leggiamo il comunicato postato su Telegram dal comitato di sostegno che in questi giorni ci ha informato e ha pubblicato numerosissime lettere a favore di Lida, che hanno evidentemente contribuito al positivo sviluppo di questa triste vicenda: «Abbiamo una notizia incredibile: il procedimento penale contro Lida Moniava è stato archiviato per mancanza degli elementi di reato!!! La notizia è stata comunicata oggi all’avvocato Michail Birjukov da un inquirente del Comitato investigativo centrale. Il provvedimento ufficiale di archiviazione del caso è stato inviato tramite il servizio postale della Federazione russa. È un vero e proprio miracolo. Ma non è successo da solo: siete stati voi a renderlo possibile. Grazie a tutti coloro che sono venuti in tribunale! Un ringraziamento speciale va agli eroici pazienti della Casa del Faro, che sono venuti a sostenere Lida in tribunale in sedia a rotelle e con i respiratori. Grazie a tutti coloro che hanno scritto lettere ufficiali in difesa di Lida e post di sostegno! Grazie ai giornalisti!! Un grande grazie a tutti coloro che hanno pregato».
In questo mondo dove i potenti credono di poter fare tutto, per una volta il potere ha dovuto recedere di fronte a un’opinione pubblica che si è destata, di fronte a gente in sedia a rotelle che non poteva respirare senza supporti artificiali, ma ha ritrovato il respiro e la coscienza, ha raddrizzato la schiena, avrebbe detto Solženicyn; fin troppo facile sembrerebbe parlare a questo punto di «potere dei senza potere», ma dobbiamo sfuggire a simili stucchevoli ritrosie e lasciare spazio alla realtà, non dei sentimenti, ma dei fatti.

(Slovo Zaščite)
E il primo fatto che non deve essere cancellato è la gratitudine per questa folla di gente che per molti non conta nulla: chi ha seguito questa vicenda deve essere grato a quanti non si sono fermati, non hanno avuto paura, hanno scritto lettere, hanno informato, hanno pregato.
E qui c’è un secondo fatto; il senso di responsabilità, la condivisione, la solidarietà, il dovere dell’informazione, la preghiera, sono tanti elementi che troppo spesso ignoriamo e qui hanno contribuito invece al miracolo. Non dobbiamo avere paura di questa parola; non dobbiamo stravolgerla con una rilettura magica, ma non dobbiamo neppure negarne la realtà: ancora una volta non si tratta di sentimenti, ma di un fatto, perché non ricordiamo a nostra memoria che il potere in Russia sia dovuto tornare indietro e ammettere di avere sbagliato; e dunque i miracoli accadono, la novità può avvenire, non necessariamente con i tempi e le modalità che ci aspetteremmo, ma la storia non finisce finché esiste l’uomo, che può chiedere, lottare, non accontentarsi mai, lasciare lo spazio perché la sua coscienza si risvegli.
E un terzo fatto ci lascia allora per il momento la storia di Lida: la speranza, che, come dicevamo, «non è un patetico sentimento ma un lavoro costante» al quale ciascuno è chiamato dovunque si trovi e quali che siano le sue possibilità: nessun prigioniero di coscienza può più essere dimenticato e lasciato solo. Come ci ha insegnato padre Romano, ricordando i detenuti di coscienza – un lavoro che ci deve seguire ogni giorno – non si tratta «di svergognare i colpevoli, già condannati dalla storia, ma di far ricordare il germe che ha fecondato e può ancora fecondare la terra russa»; c’è un bene che ha fecondato la storia umana e che può ancora fecondarla: non perché siamo sognatori, buoni, forti o coraggiosi, ma perché altri – i nostri testimoni – ci hanno mostrato che il bene c’è e non possiamo permettere che vada perduto.
E anche questo è un fatto: la loro vita e il loro diritto alla felicità non sono fantasie o pretese che dipendono da noi o dalla benevolenza dei potenti, sono dei fatti, il fatto che «è iniziato nella notte della Resurrezione e continuerà finché esisterà il mondo». E non possiamo essere certo noi a dimenticarlo o lasciare che vada perduto.
(foto d’apertura: telegram)
Adriano Dell’Asta
Già docente di lingua e letteratura russa presso l’Università Cattolica. Accademico della Classe di Slavistica della Biblioteca Ambrosiana, è vicepresidente della Fondazione Russia Cristiana.
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