19 Marzo 2026
Il Signor Nessuno mostra come si perde e si salva un paese
Un documentario atipico toglie il velo alla Russia nascosta, dove più forte è l’impatto della tragedia in corso. L’autore, un giovane insegnante, fa i conti con la propria coscienza e con la verità. Un Oscar meritato.
Mr. Nobody against Putin ha vinto l’Oscar come miglior documentario, dopo aver precedentemente vinto il Bafta e aver ottenuto altri riconoscimenti internazionali. Mr. Nobody arriva alla cerimonia degli Oscar senza neanche parlare inglese, quello che dice viene tradotto da un’interprete perché lui, Pavel Talankin, fino all’estate del 2024, quando è scappato dalla Russia, non era mai stato all’estero e non aveva neanche mai visto un grande aeroporto.

Pavel Talankin nella sua città, Karabaš (dal documentario Mr. Nobody Against Putin).
È proprio un Mr. Nobody che ora però, con questo film, ha offerto a tutti un biglietto per andare a vedere cosa succede nella Russia profonda, quella degli Urali, a Karabaš. Talankin lavorava in una scuola statale dove era incaricato di documentare gli eventi scolastici. Aveva anche un suo ufficio che all’interno della scuola era diventato un luogo di ritrovo per tanti studenti con i quali aveva costruito un bel rapporto. Nel suo ufficio si è sempre potuto parlare liberamente, suonare la chitarra, discutere…
Persino dopo che, nel marzo del 2022, a scuola avevano cominciato ad arrivare delle circolari e delle comunicazioni dal Ministero dell’Istruzione che imponevano di svolgere delle lezioni «informative» rispetto alla «operazione militare speciale» russa in Ucraina, oltre a momenti di «animazione patriottica» come l’alzabandiera con l’inno nazionale, e testimonianze di veterani.
Il lavoro di Pavel allora si era moltiplicato perché era tenuto a registrare tutti questi momenti e a inviare il materiale documentario al Ministero per certificare che gli ordini erano stati eseguiti. Davanti a questa nuova situazione, inizialmente Pavel aveva dato le dimissioni, ma poi era tornato sui suoi passi perché si era reso conto che, se fosse riuscito a far uscire dalla Russia il materiale che avrebbe girato, se ne sarebbe potuto fare un documentario più unico che raro.
E così è stato: ora ci ritroviamo davanti a un documentario in presa diretta che, per la realtà che racconta, potrebbe essere messo a confronto con lo splendido Under the Sun di Vitalij Manskij che raccontava la Corea del Nord dal di dentro. Pavel riprende tutto quello che gli insegnanti dicono agli studenti, le «lezioni di storia», gli alzabandiera, ma anche i suoi dialoghi con studenti e insegnanti, e alcuni suoi monologhi davanti alla cinepresa: veniamo catapultati in un mondo parallelo dove la propaganda regna sovrana e dove i discorsi più sinceri e aperti avvengono proprio nell’ufficio di Pavel.
Prima il fratello di una studentessa viene richiamato alle armi, poi altri partono volontari… Ci sono riprese di cene d’addio per chi va al fronte. Nessun commento, nessuna disperazione. Pavel cattura tutto: nel commento sonoro fuori campo dice di essere contrario alla guerra, ma tra lui e i ragazzi non assistiamo a discussioni animate, a dubbi, commenti negativi, niente di tutto questo, solo cene d’addio.

Una delle cene con gli studenti (dal documentario Mr. Nobody Against Putin).
Talankin stesso ha raccontato di aver scartato molti dialoghi, in fase di montaggio, per comprensibili ragioni di sicurezza, di fatto quello che vediamo è un rapporto tra Pavel e i suoi studenti dove aleggia il non detto. La resa finale dà l’immagine di un ambiente in cui è difficile articolare un proprio pensiero e ancor più verbalizzarlo. Pavel stesso non si esprime mai esplicitamente con i propri studenti; di sé dice solo di essere privo del coraggio che ha portato altri in piazza a manifestare. Poi però, a un certo punto agisce: continua a immortalare la vita scolastica, ma avendo ormai deciso che le sue immagini aiuteranno altri a capire cosa accade in Russia; mette lo scotch alle finestre della scuola in solidarietà agli ucraini; durante l’alzabandiera accende l’inno americano cantato da Lady Gaga invece dell’inno russo. Piccoli gesti di protesta dentro un grande, pesantissimo silenzio.
Alla cerimonia di premiazione degli Oscar il regista David Borenstein ha detto: «Mr. Nobody Against Putin parla di come si perde un paese. Lo si perde attraverso innumerevoli piccoli atti di complicità. Quando restiamo in silenzio mentre il potere controlla i media e decide cosa possiamo produrre e consumare».
Ci chiediamo come abbia fatto Talankin a mantenere un punto di vista proprio nel deserto e nel mare della propaganda. O forse, chissà, il suo punto di vista non lo ha mantenuto ma lo ha acquistato, grazie all’oggettività del filmato, all’incontrovertibilità dei fatti e delle parole documentate che lo hanno spinto a una verifica e a un doloroso distacco.
E così il protagonista indiscusso di questa storia è proprio un Mr. Nobody che prima compie piccoli gesti di protesta nel grande silenzio attonito degli altri, e poi, alla fine, riesce a parlare così: scappando e pubblicando all’estero un film lucido e dilaniante. Il film vince un premio e Mr. Nobody, alla premiazione, pronuncia un breve discorso che gli hanno scritto i suoi studenti in Russia.
(Immagine d’apertura: dal documentario Mr. Nobody Agaist Putin).
Caterina Dell’Asta-Zakharova
Traduttrice, laureata in russo all’Università Cattolica di Milano, ha conseguito la specializzazione in Storia contemporanea presso l’Accademia Mohiliana di Kiev.
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