5 Maggio 2026
Il giornalismo in esilio: voci che bucano l’asfalto
Dal 2022 la Russia ha vissuto il più grande esodo di giornalisti della storia. Da allora, una sessantina di testate indipendenti operano dall’estero in lingua russa. La storia di chi ha scelto di raccontare la verità pagandola con l’esilio, e del pubblico che legge di nascosto.
Negli anni ‘90 la Russia aveva sviluppato un sistema di media indipendenti di tutto rispetto: non solo quelli famosi quali Meduza, Novaja Gazeta, Dožd’, The Insider, ma anche un tessuto più articolato fatto di giornalismo investigativo di qualità, freelance con standard professionali elevati. Un tessuto costruito faticosamente, non senza costi altissimi (due soli esempi: il fondatore di Forbes Russia assassinato dopo quattro numeri dal lancio della rivista, Anna Politkovskaja uccisa nel 2006).
«La vita è incredibile, sorprendente, tenace, potente, (…) buca l’asfalto, distrugge le pietre, da minuscola piantina si trasforma in un gigantesco baobab», aveva detto nella sua ultima parola al processo Aleksandra Skočilenko. Oggi salvare il giornalismo russo indipendente significa scommettere sul futuro: nel momento in cui la Russia dovesse intraprendere un percorso di riapertura, avrà bisogno di giornalisti competenti e liberi, gente che sa fare il proprio mestiere e che, per ora, scrive nell’esilio.
(foto d’apertura: mibernaa, pexels.com)
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Anna Kondratova
Moscovita, laureata in sociologia. Ha seguito da vicino lo sviluppo del movimento d’opposizione in Russia. Giornalista e saggista.
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