Un granellino di sabbia e la vittoria sul mondo

4 Aprile 2026

Un granellino di sabbia e la vittoria sul mondo

Aleksandr Šmeman

Pasqua, momento unico e decisivo della storia, quando un uomo solo, «abbandonato, tradito, respinto da tutti», ha acceso il corso dei secoli e ha donato la stessa forza a ogni singolo «abbandonato, tradito, respinto da tutti», cioè ciascuno di noi. Dalla Russia del secolo scorso, la meditazione di uno dei grandi testimoni della fede.

Nei giorni che seguono la Pasqua noi tutti senza volerlo ci poniamo questa domanda: poiché nell’inaudita affermazione «Cristo è risorto!» è racchiusa tutta l’essenza, la profondità, tutto il significato della fede cristiana; poiché, come dice san Paolo, «la nostra fede è vana» se Cristo non è risorto, che cosa significa questo per la nostra, per la mia vita, qui e ora?
È trascorsa un’altra Pasqua. Abbiamo vissuto ancora una volta questa notte di stupore, la fiamma delle candele, l’empito di commozione, ancora una volta ci siamo immersi nella luminosa gioia di questa liturgia che sembra quasi un unico canto di esultanza: «L’universo intero di luce si ricolma: cielo, terra e inferi. Celebri tutto il mondo il sorgere di Cristo, e in esso si rinsaldi!». Sono parole esultanti, cariche di vittoria! Tutto si unisce: cielo, terra, il regno sotterraneo dei morti. Tutto il mondo partecipa di questa vittoria, trova nella resurrezione di Cristo il proprio significato, la propria affermazione.

Ma anche questa notte passa, la festa finisce, e dalla luce ritorniamo nel mondo, ridiscendiamo sulla terra, rientriamo nella nostra vita quotidiana, prosaica e feriale. Ebbene? È tutto come prima, non è cambiato niente, e sembra che sulla terra non vi sia nulla che abbia minimamente a che fare con quanto abbiamo cantato in chiesa: «Celebri tutto il mondo il sorgere di Cristo, e in esso si rinsaldi!». E nell’anima si insinua il dubbio.


(foto d’apertura: karuvadgraphy, pixabay)

Aleksandr Šmeman

Padre Aleksandr Šmeman (1921-1983) è tra i più grandi teologi russi ortodossi del XX secolo. Emigrato in Francia insieme alla famiglia in seguito alla rivoluzione russa, trascorre a Parigi la giovinezza, nel 1946 viene ordinato sacerdote e nel 1951 si trasferisce a New York per insegnare al seminario teologico San Vladimir. Importanti nella sua formazione anche teologi cattolici come Jean Danielou, Louis Bouyer e altri ancora, sostenitori della necessità di un «ritorno alle fonti» e di un rinnovamento liturgico. È autore di numerosi saggi e volumi, fra i quali I passi della fede.

LEGGI TUTTI GLI ARTICOLI

Abbonati per accedere a tutti i contenuti del sito.

ABBONATI