Azat, un matematico «pericoloso»

5 Ottobre 2026

Azat, un matematico «pericoloso»

Anna Kondratova

Da Florenskij che estraeva iodio nel lager delle Solovki ad Azat Miftachov, che ingiustamente recluso in una colonia penale russa ha dimostrato un problema matematico ancora aperto usando solo carta e penna: la scienza, ancora una volta, trova spazio anche dove lo spazio è negato.

Nel lontano 1934, il teologo e scienziato Pavel Florenskij, mentre era rinchiuso nel lager delle isole Solovki sviluppò e perfezionò metodi chimico-fisici innovativi per l’estrazione dello iodio e del bromo dalle alghe. A quasi un secolo di distanza, rinchiuso nel carcere di Dimitrovgrad, il matematico Azat Miftachov senza libri e senza computer ha dimostrato una congettura formulata nel 1971 e verificata solo per casi particolari.

Azat, nato nel 1993 in Tatarstan, sposato con Elena Gorban, entrambi attivisti anarchici, è al centro di un caso giudiziario farraginoso e ampiamente condannato dalla comunità scientifica internazionale. Oggi sta scontando la seconda condanna dopo l’ammenda del 2017 per resistenza a pubblico ufficiale. Nel 2019 è stato arrestato con l’accusa di aver partecipato a un attacco vandalico contro la sede del partito Russia Unita; nonostante l’accusa abbia presentato prove molto fragili (un testimone anonimo, morto nel 2020, diceva di averlo riconosciuto dalle «sopracciglia espressive»), è stato condannato a 6 anni di colonia penale.

Il 4 settembre 2023, proprio nel giorno previsto per il suo rilascio, è stato arrestato di nuovo, questa volta per «apologia del terrorismo» perché – secondo l’accusa – alcuni detenuti l’avevano sentito esprimere solidarietà a Michail Žlobickij, l’anarchico che si era fatto esplodere nel 2018 all’ingresso di una sede dell’FSB. Così nel 2024 Miftachov è stato condannato ad altri 4 anni di detenzione, e oggi si trova nella colonia penale di Charp, dove è morto Aleksej Naval’nyj e dove, di recente, l’attivista per i diritti umani Bachrom Chamroev è finito in isolamento per aver inscenato un picchetto solitario in sostegno proprio di Azat. Nel maggio scorso il giovane ha denunciato di essere stato picchiato con un martello di legno sulle piante dei piedi e torturato con scariche elettriche.

Inizialmente l’avvocato era riuscito a confutare sia i testimoni, sia la perizia psicolinguistica dell’accusa, ma l’ultima parola di Azat sembra aver condizionato molto la sentenza di due anni fa: «Mi stanno processando per qualcosa che le forze dell’ordine hanno voluto spacciare per terrorismo, falsificando le prove proprio come è successo cinque anni fa – ha detto senza mezzi termini. – L’evidenza e la sfacciataggine di queste falsificazioni non le turba affatto, anzi, gioca a loro favore. È come se dicessero: possiamo mettere in prigione chiunque, e non ci costa nulla. La stessa sfacciataggine la vediamo nei numerosi casi di torture disumane. Ai guardiani del regime non importa che i loro atti vergognosi diventino di dominio pubblico, al contrario questi fatti vengono messi in bella mostra, come motivo di orgoglio (…). Sforzandomi di essere razionale in ogni cosa, rifiuto di credere in entità non dimostrate e, di conseguenza, non credo nella giustizia del mondo, né nell’idea che ogni male venga automaticamente punito. È proprio per questo che sostengo la resistenza attiva contro il male e la lotta per un mondo migliore per tutti noi».

Con la moglie Elena, durante il processo. (svoboda.org)

Secondo un suo conoscente dell’Università di Mosca il giovane ha un carattere molto sensibile e vulnerabile, «ritiene di doversi porre all’altezza delle aspettative e di comportarsi come ci si aspetta da lui. Per chi lo aiuta è disposto a sacrificare la vita. Qualcuno ha detto che la matematica educa all’onestà intellettuale, perché quando si risolve un problema è difficile ingannare se stessi: o l’hai risolto, oppure no. Azat odia la menzogna, penso che non sappia mentire. Percepisce la vita attraverso le categorie matematiche: bianco-nero, giusto-sbagliato, senza sfumature. Ma nella vita reale le cose non stanno così e questa differenza non la capisce. Per il sistema è un caso anomalo, un “idealista” pericoloso».

Miftachov ha negato di essere stato reclutato da attivisti anarchici e rivendica un percorso autonomo, nato dal rifiuto razionale di ogni ingiustizia. Non è un caso che di fronte alla crisi dell’autoritarismo post-sovietico, in Russia oggi l’anarchismo attragga le giovani generazioni proprio perché rifiuta ogni forma di gerarchia – statale, economica, sociale – proponendo solidarietà e autogestione orizzontale.

Il caso di Azat ha suscitato la reazione della comunità scientifica internazionale: centinaia di matematici e intellettuali, tra cui Noam Chomsky, hanno firmato appelli in sua difesa, mentre Memorial lo ha riconosciuto come prigioniero politico, e nel biennio 2021-22 i matematici di tutto il mondo hanno organizzato una Giornata di studi a lui dedicata.

Nell’ottobre 2025, dopo una serata di sostegno ai prigionieri politici russi organizzata a Parigi da Solidarité FreeAzat, lo studioso Bernard Rande, anziché scrivere una semplice lettera di solidarietà, ha pensato di sottoporre ad Azat una variante del problema matematico noto come Congettura di Chui. Dopo mesi di silenzio, nel marzo di quest’anno è arrivata la risposta, accompagnata da sei pagine di appunti manoscritti: «Il suo problema – ha scritto Azat a Rande, – che ha illuminato le mie giornate e mi ha tolto molte ore di sonno, è stato per me una boccata d’aria fresca. Grazie infinite!». Il lavoro è stato pubblicato in francese sulla rivista RMS nell’agosto scorso.

La vicenda ha avuto un ulteriore sviluppo: l’Università di Pisa ha invitato ufficialmente Miftachov a tenere un seminario nell’aprile 2027, e Solidarité FreeAzat punta ora ad ottenere di farlo intervenire in videocollegamento. È curioso che la sua dimostrazione parli proprio di questo: cosa succede a un elemento chiuso in uno spazio limitato e come trova comunque una posizione, un modo di stare in relazione con tutto il resto.

La colonia penale in cui è rinchiuso Azat. (telegram)

La Congettura di Chui

Per cogliere in parole semplici il problema matematico posto dal professor Chui immaginiamo una piazza perfettamente circolare, delimitata da un muretto. Dentro questa piazza ci sono cinque persone ognuna delle quali prova una fastidiosa repulsione verso tutte le altre, tanto più forte quanto più sono vicine. Non possono uscire dalla piazza, ma sono libere di mettersi dove vogliono. Ognuna cerca di allontanarsi il più possibile dalle altre, ma lo spazio è limitato. Dopo un po’ di «spintoni», il sistema si stabilizza in una configurazione di equilibrio: la disposizione in cui la «tensione» complessiva è minima. Chui, negli anni ‘70, dimostrò che questa configurazione di equilibrio ha sempre una forma sorprendentemente ordinata: nel nostro esempio le persone si disporrebbero equamente sul bordo della piazza (non al centro, che vorrebbe dire venirsi a trovare alla stessa distanza – la più corta – da tutti gli altri), formando così un poligono regolare. Chui lanciò un’ipotesi molto più ambiziosa: che la stessa regola di equilibrio valesse non solo a 2 o 3 dimensioni, ma in uno spazio con un numero qualsiasi di dimensioni («spazio di Hilbert»).

Azat, un matematico «pericoloso»

Uno dei fogli del carcere su cui Azat ha dimostrato la congettura di Chui. (telegram)

Miftachov ha dimostrato che la congettura è vera in un qualunque spazio di Hilbert, senza eccezioni: qualunque sia il numero di dimensioni – anche infinito – la disposizione di equilibrio delle cariche resta sempre quella che minimizza la tensione complessiva, mai una disposizione casuale. Anche se è nata per risolvere un problema teorico e non per creare un oggetto commerciale, la dimostrazione ha ricadute pratiche importanti in diversi campi, come le telecomunicazioni (trasmissione dei dati senza interferenze), compressione di dati, audio e immagini per ridurre la dimensione dei file senza perderne la qualità, Machine Learning per rendere i calcoli dell’IA più veloci ed efficienti, fisica dei materiali e chimica quantistica.

Si tratta del terzo articolo scientifico di Azat pubblicato dopo il suo arresto: nel 2020 è uscito sulla rivista di matematica dell’accademia polacca delle scienze l’articolo On barycenters of probability measures, scritto in collaborazione con Sergej Berezin, e nel 2021 il suo lavoro autonomo Modulus of continuity for a martingale sequence sulla rivista di matematica dell’Università di Parma; si tratta di un filone di ricerca – l’analisi funzionale e la probabilità in spazi infinito-dimensionali – che percorre tutta la sua produzione.

Per ora però non potrà sfogliare le riviste scientifiche con i propri lavori, perché da quanto si è appreso in questi giorni gli è stato negato il diritto di ricevere pubblicazioni e gli sono state confiscate quelle appena consegnate.


(foto d’apertura: telegram)

Anna Kondratova

Moscovita, laureata in sociologia. Ha seguito da vicino lo sviluppo del movimento d’opposizione in Russia. Giornalista e saggista.

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