Il dono di sé è il destino migliore

4 Agosto 2026

Il dono di sé è il destino migliore

Romano Scalfi

Omelia tenuta in memoria di Maria Novella Ravaglia (1949-1996), moglie e madre di famiglia morta in un incidente l’8 maggio 1996, che aveva aperto la sua casa all’accoglienza come espressione del dono di sé a Cristo. Padre Scalfi, nella sensibilità del suo cuore innamorato di Dio, sa esaltare la potenza infinita della sua donazione.

Ci sono uomini che hanno votato la loro vita al nome di nostro Signore Gesù Cristo. Novella è una di queste persone che hanno vissuto per Cristo, che hanno votato la loro vita al Signore. Solo così possiamo comprendere la sua opera, opera grande, e noi ringraziamo il Signore per la testimonianza che ci ha dato Novella, attraverso un’opera che con le sue pietre ci parla di un nuovo mondo, di un popolo nuovo, di una possibilità di vita più umana, più bella, più generosa. È un conforto per tutti noi, un incitamento per tutti noi. Non c’è altra strada, per rendere felici noi e gli altri, che offrire la propria vita totalmente per Lui.

Ringraziamo per la sua opera, e soprattutto per il cuore di quest’opera che è espressa nei mattoni della casa, ma che ha un suo segreto che nessuno potrà comprendere se non il Signore: il dono di sé a Lui prima che ad ogni opera.

Il Signore, seguendo le proprie vie misteriose l’ha voluta chiamare a sé proprio quando il suo cuore era maturo per incontrarlo, per stare definitivamente con Lui. Il Signore è geloso dei suoi santi, per questo chiama alcuni, secondo i nostri criteri, prima del tempo. Pensiamo a santa Caterina, questa donna, questo monumento di umanità e di santità morta a 33 anni. O a santa Teresa del Bambin Gesù. A Monica, questa nuova santa ungherese, che in un tempo di persecuzione, appena fondata una congregazione nuova, è stata chiamata dal Signore a 25 anni.

È misterioso il Signore nei suoi comportamenti, ma sappiamo che è per permettere a queste anime che si sono donate totalmente a Lui di essere ancora più feconde per noi. Santa Teresa del Bambin Gesù diceva: «Non so immaginare il Paradiso se non come semplicemente la contemplazione di Dio. Quando sarò in Paradiso manderò una pioggia di rose su questa terra».

Il dono di sé è il destino migliore

E. Burnand, Parabola della casa sulla roccia. (eugene-burnand.com)

Noi siamo certi che Novella è lassù in Paradiso non solo per raggiungere il premio che le spetta in un’intimità più grande, in un amore più pieno che la purifica, che allarga il cuore, che la rende più feconda di prima, ma è su anche per noi, perché possiamo contare più di prima sulla sua intercessione ancora prima che sia santificata ufficialmente secondo ciò che stabilisce la Chiesa.

Ma il culto privato, la possibilità di domandare a lei l’intercessione, l’aiuto, la consistenza per la nostra vita, questo è possibile. Anzi quanto più abbiamo degli amici in Paradiso tanto più ci accorgiamo che diventano più fecondi per noi, più vicini alla nostra vita e lo sono in realtà. Più vicini a ciascuno di noi con un cuore ingigantito fatto dall’Amore infinito che si dona senza riserve, senza incontrare delle remore. Possiamo contare su di lei per la nostra santità, perché continui nella sua opera. Lei l’aveva previsto, qualche mese fa, quasi profeta di sé stessa diceva: «Se io dovessi morire, altri porteranno avanti la mia opera». Quando si consegna a Dio la propria opera non c’è la preoccupazione di farla continuare con le proprie forze, perché è un Altro che la fa continuare.

Quando lo scopo ultimo è la totale appartenenza a Lui, non c’è da desiderare altro che questa appartenenza diventi più forte, sempre più totale. «Chi rimane in me porta molto frutto. Vi ho costituito perché andiate e portiate frutto». Questo frutto non dipende dal numero delle nostre opere, ma dalla consapevolezza di essere infinitamente amati dal Signore, di essere oggetto della Sua tenerezza, di essere scelti da Lui per compiere un’opera che è soltanto Sua. In questa consapevolezza Novella ha percepito che la sua vita su questa terra poteva essere inutile perché più feconda in Paradiso. Questo è il segno di una santità grande: quando uno è così abbandonato in Dio che non considera più la sua opera come propria, ma come opera di Dio, che certamente la farà continuare e fiorire secondo la Sua volontà, per il bene di tutti.

Proprio perché oggi siamo diventati più amici di Novella, più strettamente legati a lei, nell’intimità che gode con la Trinità e che ci coinvolge tutti, siamo impegnati più di prima a far sì che la sua opera possa continuare grazie al gesto che seguirà della raccolta delle offerte, perché ci rendiamo consapevoli che la sua opera diventa più di prima opera nostra.

Ognuno dia quello che può dare, ma ognuno deve dare la totalità di sé a Cristo, che è la stessa cosa che darla per i nostri amici. Preghiamo perché il Signore ci renda attenti a questi segni di grazia, di predilezione, d’amore. Non c’è amore più grande di chi dà la propria vita per i fratelli. Per questo siamo chiamati in ogni istante a dare la vita, perché la nostra vita sia più piena, perché non c’è modo di far crescere la nostra persona se non nel dono di sé agli altri nel nome di Cristo.


(Immagine d’apertura: E. Burnand, Parabola del banchetto di nozze, eugene-burnand.com)

Romano Scalfi

Sacerdote (1923-2016), nel 1957 ha fondato a Milano il Centro Studi Russia Cristiana, cui ha associato la Rivista “Russia Cristiana” (poi “L’Altra Europa” e “La Nuova Europa”).

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