12 Marzo 2026
Verso la pace vera non si cammina da soli
Nel 1975, nella Domenica del perdono che nella Chiesa ortodossa segna l’inizio della Quaresima, il metropolita Antonij Bloom, padre spirituale di generazioni di ortodossi russi, ricordava che la pace autentica la può dare solo Cristo.
Oggi la Chiesa ricorda la cacciata di Adamo dal paradiso. Le porte del paradiso si sono chiuse, il genere umano è diventato orfano, camminiamo sulla terra nelle tenebre della vita naturale, dove la luce di Cristo balugina appena. La nostra Patria celeste è da qualche parte lontano da noi, e come degli esuli ci struggiamo di nostalgia per quella gioia che sognano tutti gli esiliati della Terra, quando ricordano la Patria perduta, e che noi tutti sogniamo quando pensiamo a ciò che c’era un tempo: qualcosa di puro e di luminoso che è morto per i nostri peccati, per l’offuscamento del nostro cuore.
Ed ecco che il pianto di Adamo da millenni si leva al cielo; piange l’orfano Adamo di fronte a ogni suo figlio, a ogni sua figlia, piange e grida al suo Dio di farlo ritornare alla gioia primitiva, di restituirgli la Sua amicizia e il Suo amore. Ma Dio non ci ha mai tolto il Suo amore né la Sua amicizia, siamo noi che ci siamo allontanati da Lui, abbiamo perso la sensibilità del cuore, non sentiamo più la voce di Dio, la vicinanza del Signore. Cristo è venuto sulla Terra, il nostro Dio ha vissuto in mezzo a noi, e le persone Lo hanno incontrato per le strade, nelle città e nei villaggi, hanno sentito la Sua parola, hanno visto il Suo volto, il Suo insegnamento ha riscaldato il loro cuore e illuminato la loro mente, eppure non sono state capaci di riconoscerlo fino in fondo. E il Figlio di Dio, che per amore nostro è diventato Figlio dell’Uomo, rifiutato dagli uomini è morto fuori dalla città, fuori dall’accampamento umano. Ma l’amore di Dio non ha vacillato; con la morte il Signore ha sconfitto la morte, ci ha liberati dalla maledizione eterna, ci ha dato fin da ora di partecipare in qualche misura alla vita eterna. Ma la vita eterna è Dio Stesso, l’Amore divino è Lui.

Vasilij Polenov, Lago di Tiberiade, 1880-1890. (wikimedia)
Verso la libertà
Così oggi, all’inizio della Quaresima, come ogni anno ricordiamo la nostra condizione di orfani e la nostra Patria perduta, la casa del Padre. E sempre di nuovo ci mettiamo in cammino perché il nostro spirito arda, il nostro cuore si purifichi, la nostra mente si rischiari, per ritornare al nostro Dio e Padre. Tuttavia ciò si realizza in ciascuno di noi singolarmente e al tempo stesso in tutti noi concordemente, come ai tempi antichi, quando il popolo lasciò il paese che era diventato luogo di schiavitù e partì verso terre sconosciute per acquistare la libertà. Così anche noi dobbiamo strapparci da ciò che ci rende schiavi, allontanarci dalla prigionia per acquistare un giorno quella libertà dei figli di Dio che è la nostra vocazione e deve diventare la nostra eredità.
E come in tempi lontani gli uomini si incamminarono insieme per questa via, mettendo in comune la propria debolezza affinché da essa, dalla solidarietà, dalla dedizione reciproca, crescesse la forza, mettiamoci anche noi in cammino. A quel tempo essi talvolta guardavano persone sconosciute, osservavano volti nuovi: che cosa avevano in comune? Solo una cosa: il fatto che tutti avevano rinunciato alla schiavitù, volevano la libertà, e tutti capivano che solo l’unità fra persone riconciliate poteva condurli dalla schiavitù alla libertà. L’antico Israele vagò per quarant’anni nel deserto prima di raggiungere la Terra promessa. Nessuno sarebbe sopravvissuto in questo deserto di Passione, se ognuno non si fosse preso cura dell’altro, se ognuno non avesse pensato all’altro, se il destino di ognuno non fosse stato responsabilità di tutti e se il destino di tutti non fosse stato percepito da ognuno come sua propria responsabilità.
Così anche noi ora dobbiamo radunarci insieme e metterci in cammino. Dobbiamo prendere coscienza che ci dobbiamo strappare da molte cose per essere liberi; dobbiamo prendere coscienza che solo uniti saldamente l’uno all’altro dall’amore, dalla pietà, dalla misericordia, dalla compassione, possiamo raggiungere tutto questo. Perciò, alla vigilia della Quaresima, sostiamo davanti all’immagine di Cristo Salvatore e della Madre di Dio, e preghiamoli di perdonarci e di accompagnarci con la loro benedizione. Cristo fu ucciso dai figli di Adamo, e anche noi siamo figli di quello stesso progenitore. Noi preghiamo Cristo di salvarci e di benedirci, ma quali mani lo hanno inchiodato alla croce, quale odio Lo ha respinto, se non l’odio, se non le mani dei nostri umani predecessori? Noi dobbiamo pregare Cristo che ci perdoni e ci benedica, affinché la Sua croce diventi la nostra salvezza, affinché le Sue ferite ci guariscano,
affinché, dopo aver conosciuto l’amore del Signore fino alla croce, con gratitudine troviamo in noi la forza di consegnargli tutta la nostra vita, tutto il nostro amore.
Anche alla Madre di Dio dobbiamo chiedere perdono: Suo Figlio infatti è morto per i nostri peccati, non solo per il peccato dell’antico Adamo, non solo per il peccato di coloro che hanno vissuto prima di noi; anche ai nostri giorni Lui può venire ucciso, perché noi siamo altrettanto ciechi e peccatori dei suoi contemporanei. E allora imploriamo la Madre di Dio: di quanta fede c’è bisogno per implorare il Suo aiuto e la Sua misericordia! Ogni nostra preghiera a Lei non significa forse: Madre, per i miei peccati Tuo Figlio è stato ucciso, è morto di una morte crudele: perdona! Se Tu perdoni, nessuno mi condannerà… Con questa preghiera, giorno per giorno, e in particolare questa sera, mettiamoci di fronte alla Madre di Dio: perdonaci o Madre di Cristo nostro Salvatore, morto per i nostri peccati…

Vasilij Polenov, Lago di Tiberiade, 1882. (wikimedia)
Dare e ricevere la pace
E ognuno ricordi l’altro; ognuno perdoni non solo tutti coloro che sono qui presenti, ma anche coloro che non può più raggiungere con la sua supplica di perdono. Molte persone che abbiamo offeso e ferito sono già entrate nella pace eterna; ora nel loro cuore non c’è più rancore né amarezza; ora stanno di fronte al volto di Dio, hanno capito quanto noi tutti siamo deboli e ciechi e come ci feriamo a vicenda senza volerlo, pur con tutta la malvagità che mettiamo nelle nostre cattive parole e azioni; ora loro sono nel Regno dell’Amore, in quel Regno in cui tutti sanno che oltre all’amore non esiste altro né in cielo né in terra che sia degno di Dio e degli uomini.
Rivolgiamo loro di cuore la nostra preghiera e imploriamoli di perdonarci e di benedirci, affinché anche noi che siamo ancora sulla terra, o più tardi, quando l’anima si separerà dal corpo, possiamo passare serenamente nel Regno della pace eterna, viva e palpitante dell’amore che trionfa. Ricordiamo coloro che sono passati per la nostra vita, che ci hanno ferito e che noi abbiamo ferito; perdoniamo chi ha ferito la nostra anima, ha calpestato la nostra vita, a volte ha disprezzato i nostri pensieri più luminosi e ha ucciso i nostri slanci più vivi. Perdoniamo e chiediamo a coloro che non sono più accanto a noi di perdonarci. Che il Signore faccia arrivare fino ai loro cuori la nostra supplica nella pace che solo Lui può dare, che il mondo non può né dare né togliere. Il Signore consoli e guarisca con questa pace Divina le loro e le nostre anime.
Guardiamoci intorno, doniamoci l’un l’altro il perdono, e accogliamolo l’uno dall’altro, per metterci ora in cammino su questa via dalla Terra al Cielo, dalla schiavitù alla libertà, per non trascinarci con pesanti catene alle mani e ai piedi, ma avanzare con passo leggero dietro a Cristo, dovunque Egli vada: nel deserto o nella tentazione, fra la gente o a proclamare l’amore con la predicazione della verità e il miracolo della Sua carezza. Entriamo, se è necessario, nel giardino del Getsemani, e
proseguiamo oltre, quando verrà il momento in cui l’anima si separerà dal corpo nel mistero della morte, non come sconfitti ma come afferrati da Cristo.
Che il Signore ci conceda ora di ricevere la pace da Lui, dalla Madre di Dio, dai defunti, dai vivi, e noi la potremo ricevere da loro se a nostra volta doneremo loro pace e amore. Amen
(Immagine d’apertura: Vasilij Polenov, Lago di Tiberiade, 1899; wikimedia).
Antonij Bloom
Andrej Bloom nasce il 19 giugno 1914 a Losanna. Trascorre la sua infanzia in Persia dove il padre, console russo, svolge servizio. Nel 1920, a seguito della rivoluzione, emigra in Francia dove studia medicina, e poi in Inghilterra dove si stabilisce. Nel ’28 si converte all’ortodossia. Nel 1943 fa la professione monastica e assume il nome di Antonij. Cinque anni dopo è consacrato sacerdote. Dal ’66 è metropolita di Surož ed esarca del patriarcato di Mosca per l’Europa occidentale. Muore nel 2003 a Londra.
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