Un evento al cuore di Russia Cristiana

13 Ottobre 2026

Un evento al cuore di Russia Cristiana

Marta Dell'Asta

Padre Men’, per noi vero martire della fede, torna presente a Russia Cristiana con un monumento a lui dedicato, grazie al figlio Michail.

Era nata così Russia Cristiana, quasi 70 anni fa: dall’amore per la Chiesa orientale e dal desiderio che noi e loro tornassimo a riconoscerci come una cosa sola. Come l’unico Corpo di Cristo.

E quello che abbiamo festeggiato domenica 11 ottobre non è che il riaffermarsi di questo slancio iniziale: nel parco di Villa Ambiveri, sede della Fondazione, è stato inaugurato un busto di padre Aleksandr Men’, sacerdote ortodosso che ha vissuto – ed è morto – nell’amore alla propria Chiesa e a quella occidentale sentite come un’unica cosa.

Per iniziativa dei figli Michail ed Elena, è arrivato come graditissimo dono un busto scolpito da un artista ucraino, in Ucraina, oggi (cosa che ha dell’incredibile). Che è arrivato come il riconoscimento postumo dell’amicizia tra il sacerdote russo e padre Scalfi nata oltre 40 anni fa, e confermata da visite e progetti comuni.

Un evento al cuore di Russia Cristiana

(© FRC)

Per noi, conoscere padre Men’ era stato scoprire la luce sfolgorante della fede in tempi bui, testimoniata con franchezza e stupefacente intelligenza da un sacerdote vessato e controllato dai Servizi ma interiormente libero e persino lieto; era stato scoprire un testimone lucido e coraggioso che aveva il dono di «leggere» la realtà circostante con una perspicacia rara. Ed era stata, negli ultimi anni ’80, una gioia e un onore poterlo ospitare a Russia Cristiana, non appena le circostanze politiche erano diventate un po’ più liberali.

Proprio per questa amicizia e per questo riconoscimento comune dell’esperienza di fede come incontro quotidiano con Cristo, è quantomai appropriato che nella sede della Fondazione sia presente d’ora in poi l’immagine di padre Aleksandr. Quasi fosse ritornato nella sua casa, come ha detto Adriano Dell’Asta introducendo l’evento: per molti Russia Cristiana è stata una casa, ma qual è la casa per ciascuno di noi? Padre Scalfi, ha continuato Dell’Asta, ha lavorato sognando l’unità dei cristiani e cercando di costruirla in un piccolo luogo fisico, «perché il sogno per il cristiano è la coscienza della realtà», nella sua natura profonda e non nell’aspetto immediato. E la casa vera, quella definitiva, è quella che ci traghetta nell’eternità; come diceva padre Romano: «Se la storia è tragica perché non assicura il trionfo dell’amore, la storia finisce bene perché finisce nell’eternità». Anche per padre Aleksandr questa era stata una casa, ma quando partì l’ultima volta, a Scalfi che gli diceva: «Ci vedremo qua, presto», aveva risposto: «Ci vedremo senz’altro, ma non qui e non presto». Aveva in mente, con ogni probabilità, il luogo e la dimensione dell’incontro definitivo: l’eternità, dove la casa vera è l’essere con Cristo.

Un evento al cuore di Russia CristianaDurante l’incontro, Michail Men’ ha potuto raccontare del romanzo che ha scritto su suo padre: Una luce nelle tenebre. Il racconto di padre Aleksandr Men’, ed. La Casa di Matriona. Ha detto di aver cercato a lungo la forma migliore per scriverlo ma non gli era chiaro come fare, infatti, di libri di memorie ne erano già stati scritti, e tanti, ma quello che lui aveva in cuore era diverso, voleva rendere l’atmosfera che suo padre creava attorno a sé, voleva fare un tentativo di fissare lo spirito e le parole per cogliere l’essenziale. Alla fine, gli è sembrato che la forma del romanzo, intrecciando fatti, atmosfere e finzione riesca a veicolare la figura di padre Aleksandr alle giovani generazioni che non lo hanno mai visto, né sentito parlare, né letto i suoi libri. Concludendo, Michail ha affermato che la figura di suo padre gli sembra quanto mai attuale proprio oggi, quando sono necessari ponti, tra popoli diversi, tra agnosticismo e sete di significato, tra paura e libertà, tra dogmatismo e fede viva.

E infatti, grazie a questo suo essere «ponte», l’11 ottobre padre Men’ è stato ancora una volta la felice occasione, magistralmente costruita dalla Provvidenza, per far incontrare persone provenienti da paesi ostili tra loro, e tutto è avvenuto senza che questo fattore impedisse loro di guardarsi negli occhi e di sentirsi uniti. Erano presenti russi, bielorussi, georgiani, ucraini e si è visto con assoluta chiarezza che la vecchia amicizia, come i nuovi legami e gli incontri fortuiti di oggi sono un’opera di Dio, più grande di qualsiasi cosa potremmo fare noi con le nostre sole mani.

E questa presenza, materialmente consolidata da un’opera d’arte, ha trasformato l’evento: dalla semplice rievocazione di un’amicizia passata a un’involontaria perorazione in favore della pace, tanto più efficace in quanto non politica e costruita attorno a un cristianesimo libero dalle strumentalizzazioni del potere, non messo al servizio dell’ideologia, ma vivo e universale. Questo segna un’altra vittoria sulla guerra nelle nostre menti: la resistenza spirituale che ha scosso i regimi comunisti ora sfida il conflitto in corso e ci convince una volta di più dell’infondatezza della domanda: «E noi cosa possiamo fare?». Noi possiamo molto… le nostre azioni possono essere i mattoni con cui si costruisce il miracolo, al resto penserà Dio.

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(Immagini di Daniele Mondi).

Marta Dell'Asta

Marta Carletti Dell’Asta, è ricercatrice presso la Fondazione Russia Cristiana, dove si è specializzata sulle tematiche del dissenso e della politica religiosa dello Stato sovietico. Pubblicista dal 1985, è direttore responsabile della rivista «La Nuova Europa».

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