L’amore capovolge l’ordine delle cose

10 Febbraio 2026

L’amore capovolge l’ordine delle cose

Grzegorz Ryś

Le parole pronunciate dal cardinal Ryś alla «Giornata del Giudaismo» polacco, nel gennaio 2026, riguardavano i rapporti giudeo-cristiani, ma in realtà toccano un nodo dolente degli stessi rapporti inter-cristiani. Solo l’amore può sconfiggere chiusura, esclusivismo e sospetto.

Riportiamo il breve discorso dell’arcivescovo di Cracovia, cardinal Ryś, alla Giornata del giudaismo nella Chiesa cattolica in Polonia, un evento istituito nel 1998 per promuovere il dialogo ebraico-cristiano, riflettere sull’identità ebraica e combattere l’antisemitismo.

Il tema di tutta la nostra giornata e anche il tema di questa liturgia è il popolo di Dio. Le tre letture di oggi mostrano che il popolo di Dio si spinge molto più lontano di quanto arrivi il nostro sguardo o le nostre idee sul popolo di Dio. Il popolo di Dio si spinge oltre perché in Dio c’è un’incredibile passione nel radunare le persone, nel raccoglierle;

in realtà l’intera storia della salvezza si riduce a questo: che Dio raduna le persone, mentre il male le disperde.

Questa passione nel radunare le persone la mostra magnificamente oggi il profeta Isaia nella seconda lettura, quando parla del fatto che radunerà nuovamente Israele a Gerusalemme; «radunerà» significa che li riporterà anche dopo la prigionia che chiamiamo babilonese; torneranno a casa, ricostruiranno il tempio, ma subito dopo dice: in questo stesso tempio condurrò degli stranieri che vorranno diventare servi del Signore e vorranno offrire sacrifici a Dio insieme a voi. Ma alla fine dice una frase che va ancora più lontano: «Io raccoglierò intorno a lui anche altri, oltre a quelli già raccolti» (Is 56,8); vi condurrò ancora persone di cui non pensate affatto che possano stare con voi; li radunerò tutti, perché questa casa sarà una casa per tutte le nazioni.

Ne radunerò ancora altri: questa è una bellissima promessa per coloro che sono appena usciti dalla schiavitù, che per decenni sono stati oppressi e ora tornano a casa propria; Dio dice loro: la vostra felicità non consiste solo nel fatto che siete tornati nelle vostre case, che vi ricostruirete il tempio e che sarete una bella nazione nuova; non sarete mai felici se volete essere felici da soli. È sorprendente, tutta questa è l’ultima parte di Isaia, dal capitolo 56 alla fine, è un libro che allarga la speranza di Israele. A queste persone, che avrebbero il diritto di cercare proprio la coesione dopo il periodo di schiavitù, che non hanno bisogno di ricostruire l’identità tenendosi stretti a se stessi, Dio dice: allargate i cuori, allargate i cuori; sarete felici quando gli altri saranno felici con voi; avrete speranza se la speranza non sarà esclusivamente vostra; avrete il bene se questo bene non sarà esclusivamente vostro. Ne radunerò ancora altri, oltre a quelli che sono già radunati.

L’amore capovolge l’ordine delle cose

Il cardinal Ryś (a destra) con il rabbino capo Michael Schudrich, presso il palazzo arcivescovile di Cracovia. (facebook)

C’è un testo nel Vangelo di Giovanni, al capitolo 10, un testo che non riesco mai a leggere senza trepidazione; Gesù dice: «Ho anche altre pecore che non sono di questo ovile, e devo condurre anche loro, e ci sarà un solo gregge e un solo pastore» (Gv 10,16). Forse non avrei mai prestato attenzione a questo testo se non avessi letto una volta Paweł Włodkowic, che commentava questo testo al Concilio di Costanza; e Włodkowic, ascoltate, nel XV secolo dice così: «Perché Cristo ha pecore che sono sue, anche se non sono pecore della Chiesa». Ci sono pecore di Cristo che non sono pecore della Chiesa. Inizio del XV secolo. Così ci sembra che il popolo di Dio siano quelli che noi siamo in grado di intendere in questo modo invece Dio ha come sue pecore persone che non appartengono a noi; ed è proprio questo che si trova in Isaia ed è nel Vangelo: apri il cuore, aprilo. È in questo appello che ha vissuto gli ultimi anni di pontificato papa Francesco: «todos, todos, todos» (tutti, tutti, tutti). Allarga la tenda, distendila.

Alcuni chiedono fin dove può arrivare, e questa è una domanda a cui può rispondere solo Dio. Ne radunerò ancora altri: in che modo Egli fa in modo di piazzare proprio al centro del Suo popolo persone che noi pensiamo ne siano fuori? Beh, questa è la storia di Ruth la moabita, una che non aveva il diritto di appartenere al popolo di Dio; né lei, né i suoi figli, né i suoi nipoti, né i suoi pronipoti, né i suoi pro-pro-nipoti fino alla decima generazione avevano il diritto di appartenere al popolo di Dio. Eppure, Dio l’ha resa nonna del re Davide e, per noi cristiani, antenata di Gesù Cristo; l’ha posta proprio al centro del popolo di Dio. Come accade questo? Certamente il rabbino Boaz [Pash] conosce molte altre risposte, ma io voglio condividerne una che si basa sul nome della suocera, Noemi. Noemi significa «mia dolcezza». Quando Noemi torna a Betlemme dice: non chiamatemi più Noemi ma Mara; non chiamatemi mia dolcezza ma amarezza; non chiamatemi piena ma vana e vuota.

Quando Ruth dice a Noemi: «Il tuo Dio sarà il mio Dio», in me risuona la domanda: quale Dio Ruth stava scegliendo in quel momento? Solo quello che vedeva nella vita di sua suocera. Ovvero, vedeva un Dio che rende amaro ciò che è dolce. Ma, insieme a lei, entrerà a Betlemme per sperimentare che anche ciò che è amaro Dio può renderlo dolce. Dio ha questa capacità di sovvertire l’ordine e di rendere amaro ciò che è dolce, e dolce ciò che è amaro. Inoltre, c’è almeno un uomo nella storia della Chiesa cui Dio ha detto che proprio da questo lo avrebbero riconosciuto; quest’uomo era san Francesco d’Assisi il quale, all’inizio della sua conversione, ebbe una visione di Dio che gli disse: se vuoi iniziare a conoscermi, rendi amaro ciò che è dolce e dolce ciò che è amaro. Capovolgi l’ordine e allora inizierai a conoscermi.

Qui arrivo alla conclusione, chiedendo da dove deriva il fatto che Dio possa capovolgere l’ordine e possa rendere dolce ciò che è amaro?

Perché Dio ha detto a Francesco: se vivrai questo, inizierai a conoscermi? Perché solo l’amore capovolge l’ordine. Non si tratta di nonconformismo, né del fatto che voglio essere sempre diverso dagli altri perché non posso essere uguale. Forse quando si hanno 15 anni questo funziona, ma dopo non è più il caso, è persino sciocco.

Ciò che capovolge l’ordine è l’amore, solo ed esclusivamente l’amore. L’amore è disinteressato e, appunto, sa superare ciò che dagli uomini è stato stabilito, ordinato, pietrificato per sempre. L’amore sa superare e invertire l’ordine.

Dio ha introdotto Ruth proprio al centro del suo popolo perché ha posto nel suo cuore un amore che capovolge l’ordine, questa è l’essenza dell’appartenenza al popolo di Dio. Ritrovare in sé un tale amore è l’essenza; allora l’uomo diventa membro del popolo di Dio, anche se la legge religiosa dice «non lo sarai fino alla decima generazione». Dio vede diversamente. E speriamo che questa liturgia ci corregga un po’ la vista. Amen.

(fonte: youtube)


(foto d’apertura: interno del complesso di S. Caterina d’Alessandria, Cracovia,  Igor123121, wikipedia)

Grzegorz Ryś

Nato a Cracovia nel 1964, nel 2011 vescovo ausiliare di Cracovia, nel 2017 arcivescovo di Łódź, nel 2023 è creato cardinale. Dal 26 novembre 2025 è arcivescovo metropolita di Cracovia. Ryś è presidente del Comitato per il dialogo con l’ebraismo della Conferenza episcopale polacca.

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