6 Febbraio 2026
Cantare la libertà
Una lunga intervista alla giovane artista di strada Naoko apre una finestra su un percorso interiore inatteso: non una provocazione politica, ma un cammino di libertà, fino all’urgenza incontenibile di cantarla a tutti.
Diana Loginova, in arte Naoko, 18 anni, è diventata famosa sulla stampa internazionale per aver scontato tre arresti amministrativi perché ha cantato con la sua band brani di cantanti considerati «agenti stranieri» per le strade di San Pietroburgo. Uno spirito ribelle, si potrebbe pensare, un’audace attivista.
Ma Diana stessa smentisce questa narrazione nell’intervista rilasciata al suo arrivo in Europa a Jurij Dud’, uno dei più noti blogger russi indipendenti, che in un solo giorno è già stata vista da oltre un milione di persone. «Durante il processo ho capito che mi avevano equiparata ad altri personaggi politici come Saša Skočilenko e Ženja Berkovič. Era strano, non mi sembrava aver causato un danno così grande allo Stato» racconta. «Per me suonare canzoni di agenti stranieri
non è stata una dichiarazione politica. Io stavo male, e volevo raggiungere con la musica altre persone che la pensavano come me e stavano altrettanto male, volevo unire le persone che si sentivano davvero sole».
È questa solitudine il vero punto di partenza. Perché «da tempo ormai esprimere la propria opinione, manifestare il proprio dissenso, scendere in piazza, semplicemente ascoltare pubblicamente le canzoni che ti piacciono, è diventato qualcosa di impensabile. Uscire in strada e dire che sei contro qualsiasi guerra o forma di violenza, per qualcuno è diventato un affronto».
Diana era una studentessa diligente. Aspirante pianista al prestigioso conservatorio Rimskij-Korsakov di San Pietroburgo, insieme alla famiglia aveva investito tutte le risorse in una carriera che sembrava tracciata. «Non mi interessavo di politica, per niente. Mi dedicavo solo allo studio» anche grazie ai preziosi sussidi statali a cui aveva diritto perché senza padre. Qualcosa inizia a cambiare nel 2021, quando su TikTok le appaiono i video delle manifestazioni a sostegno di Aleksej Naval’nyj: «Alla televisione non davano troppa importanza alla cosa, dicevano che si trattava di una ventina di persone. Ma quando su TikTok vedi una folla di persone capisci che è quella la verità, e inizi a chiederti che cosa li abbia spinti. Allora ho cominciato a interessarmi, a guardare i video di Naval’nyj nascondendolo a tutti, perché a 14 anni avevo ancora paura di parlarne pubblicamente e capivo che avrebbe danneggiato molto i miei studi. E ancora una volta avrei deluso i miei cari, che avevano investito così tanto su di me».
Il 24 febbraio 2022 Diana ha solo 14 anni, ma con matura lucidità capisce subito che cosa sta succedendo: «Capivo che si trattava di una guerra vera e propria, perché il mio Paese aveva attaccato uno Stato confinante. E per quanto qualcuno potesse giustificarlo, già allora capivo che era disumano, assurdo, inconcepibile, e che quello che mostravano in televisione era una menzogna. Ho cercato di farlo capire ai miei familiari, a mia nonna, a mia madre, ma loro mi dicevano che era meglio che non ne parlassi con nessuno, nemmeno con gli amici, perché chissà con chi potevano avere a che fare. E mi dicevano sempre: “Noi non ci occupiamo di politica”, come a dire, “questo non riguarda la nostra famiglia”, risposta che per me è sempre stata assurda: che significa? Presto o tardi riguarderà anche noi. E sembra sia andata proprio così». Anche fra coetanei si preferisce evitare il tema per paura che si sparga la voce e si arrivi a una denuncia.
Per tre anni l’impegno richiesto dallo studio diventa la via ideale per distogliersi da questi pensieri. Diana si butta a capofitto nella preparazione per l’ammissione all’accademia, cercando di tenersi occupata. «Ma poi comunque veniva fuori nelle conversazioni. Per esempio, si andava a trovare qualcuno e si iniziava a discutere di quello che passava in televisione e qualcuno diceva che “insomma, bisognava sganciare una bomba su quei tizi e farla finita”. E tu te ne stai lì seduta, mangi e ascolti, ma non puoi dire niente, perché tra gli ospiti ci sono sicuramente dei conoscenti di conoscenti, di conoscenti per cui potresti finire nei guai». Ma a un certo punto la bolla della sopportazione scoppia:
«Non so bene dire perché, ma proprio a 18 anni ho smesso di avere paura di tutto questo. Non ho mai detto apertamente che la cosa mi irritava. Ho semplicemente cercato di mostrare, in questo modo, che non si tratta tanto di politica estera, ma di politica interna: di una situazione in cui le persone non possono esprimere la propria opinione. E da tempo hanno smesso persino di provarci.»
La compostezza con cui Diana parla chiarisce che non si è trattato di una reazione impulsiva né di una provocazione incosciente, ma del risultato di un percorso interiore autonomo che l’ha portata al punto in cui opporsi alla negazione della verità è diventato per lei un bisogno incontenibile. Una scelta nata dallo sdegno ma compiuta con lucidità, per rispondere alla propria coscienza e offrire uno spiraglio di libertà anche a chi, come lei, si sentiva soffocare.

Naoko canta per le strade di San Pietroburgo. (youtube)
Così, insieme al chitarrista Saša e al batterista Vlad, Naoko – che si è scelta uno pseudonimo in via precauzionale – in estate inizia a suonare per le vie di San Pietroburgo canzoni come Ty Soldat (Tu soldato) della cantante Monetočka e Svetlaja Polosa (La luce in fondo al tunnel) del rapper Noize MC. Non esiste alcun decreto che dichiari illegali queste canzoni, ma tutti, spiega Diana «avevano smesso di suonarle perché avevano semplicemente paura che qualcuno potesse arrivare e insultarli. Per me era assurdo che le persone non cercassero di capire cosa gli veniva presentato e come. Capivo che era una follia che ci fosse musica buona e musica cattiva solamente perché qualcuno aveva deciso così e tutti dovevano pensarla allo stesso modo. Volevo mostrare alle persone che la pensavano come me, che era ancora possibile suonare queste canzoni e finché fosse stato possibile, io avrei continuato».
Le loro esibizioni iniziano ad attirare sempre più gente, c’è chi arriva anche da altre città per poterli ascoltare. «Allora non sapevo che ciò che stavamo facendo potesse essere considerato un “raduno”. Mi sembrava semplicemente di aiutare le persone ad ascoltare la musica che amavano. Non a casa propria, con le cuffie, chiusi nella propria stanza, ma in pubblico. Cosa di cui erano stati privati dal 2022».
Questo fino al 13 ottobre, quando acconsentono alla richiesta di eseguire il brano con chiare allusioni sarcastiche Kooperativ Lebedinoe Ozero di Noize MC (Cooperativa Lago dei cigni), l’unico che l’amministrazione comunale pietroburghese aveva effettivamente proibito. «Noi lo eseguivamo molto raramente, perché sapevamo che l’avremmo potuta pagare cara e allora quello che facevamo non avrebbe più avuto senso, perché sarebbe semplicemente finito e nessuno avrebbe continuato per noi, se ci avessero mostrato che non era possibile».
Chiedono al pubblico riservatezza, ma il video diventa virale quando l’autore Noize MC lo riposta entusiasta sui suoi social. Il 15 ottobre Diana e gli altri vengono arrestati per la prima volta, accusati di organizzazione di manifestazioni pubbliche non autorizzate e diffamazione del governo. Diana non prova alcun rancore per chi, diffondendo il video, voleva solo dimostrare il proprio sostegno, anche se il problema di come supportare voci libere senza metterle in pericolo resta un interrogativo molto serio ed urgente nella Russia di oggi. «Non credo che il problema sia stato tanto quale brano abbiamo suonato, sono in tanti a eseguirlo. Penso che si sarebbero attaccati a qualsiasi cosa. Se ci avessero visto semplicemente suonare questa canzone per strada, ma le persone attorno fossero rimaste in silenzio, o non ci fosse stato nessuno lì vicino, allora a nessuno sarebbe importato. In questo caso invece, chi ci ha visti e ha denunciato è stato spaventato dal fatto che moltissime persone si erano riunite a cantare questa canzone, che la conoscevano anche loro a memoria e si univano a noi».
Iniziano così gli “arresti a carosello” – come sono stati definiti da Amnesty International – durati più di un mese, basati su intercettazioni, ricatti, assurdi pretesti per rimandare le udienze e pressioni psicologiche di vario tipo. Come spiega Saša, il chitarrista, mirano «a farti dubitare di te stesso, a farti sentire un criminale e aumentare le preoccupazioni tue e dei tuoi cari». I progetti futuri della pianista in erba da questo momento non esistono più. Come scrive tempestivamente la sua insegnante alla madre: «capisce bene che non si può più parlare di conservatorio». Ma è soprattutto alla famiglia che vanno i pensieri di Diana durante l’isolamento, alla nonna e alla madre che hanno sacrificato tutto per lei e che solo ora capiscono che il governo giusto di cui si erano ciecamente fidate non esiste.

La madre di Naoko durante l’intervista a Jurij Dud’. (youtube)
La mamma Irina dimostra però subito il suo pieno sostegno e si adopera in ogni modo affinché sua figlia venga liberata il prima possibile. Le autorità comunali le propongono un compromesso: Diana avrebbe dovuto scusarsi pubblicamente ed esibirsi a un concerto per i veterani di guerra, e l’avrebbero lasciata in pace. In un primo momento Diana, mossa dalla compassione per la sofferenza della madre e della nonna ormai anziana, acconsente. Ma poco dopo cambia idea: «Capivo che forse sarebbe stato meglio se tutti mi avessero dimenticata. Avrei lasciato la scuola e tutto sarebbe finito. Mi faceva male sapere come la mia famiglia stava soffrendo. Ma alla fine ho chiamato mia madre e le ho detto che non ero d’accordo, che non l’avrei fatto. Non me lo sarei mai perdonata. Sarebbe stato ipocrita, mi avrebbe distrutta. Immaginavo le persone davanti alle quali avrei dovuto suonare: sopravvissuti tornati a casa, ma con una vita ormai spezzata. Ancora vivi, eppure già morti. E io cosa avrei dovuto cantare per loro? Qualche canzone sovietica. Avrei provato solo pena nel cantare che nella vita va tutto bene davanti a persone appena tornate dall’inferno. L’idea stessa di quell’evento mi disturbava, la trovavo assurda. A questo si aggiungeva il fatto che avrei tradito me stessa.
Io che all’inizio, anche se non direttamente ma attraverso le canzoni, dicevo alle persone che non mi sarei mai arresa, e che loro non dovevano arrendersi mai, di colpo sarei cambiata, scomparsa, e tutti avrebbero capito che era davvero impossibile cambiare qualcosa. In quel momento ho capito che non l’avrei fatto».
Presa questa decisione, è stato ovvio che restare in Russia sarebbe stato troppo pericoloso, specialmente dopo le minacce ricevute, e Diana non si illude di poter rientrare presto. «Soffrivo nel pensare che forse avrei potuto fare di più, avrei potuto coinvolgere più persone, educarle sul fatto che non bisogna cedere alla propaganda. E invece ce l’hanno fatta, hanno spaventato tutti, intimorito tutti i giovani».
Eppure, in lei è avvenuto un cambiamento radicale e irreversibile, che racchiude tutta la speranza per il futuro: «Prima mi facevo semplicemente la mia vita, ma ora ho iniziato a dare veramente valore alla libertà, perché capisco che può essere facilmente portata via. Per questo sogno di essere libera». Lo esprimono bene i brani che ha cantato al concerto del 20 dicembre a Vilnius insieme a Noize MC e Monetočka:
«Io credo che ci sarà una luce in fondo al tunnel
In questa oscurità senza speranza, luminosa come la neve ai poli
Nuovi germogli spunteranno dalle ceneri verso il cielo
Sul fogliame ai raggi dell’alba splenderà la rugiada» (Noize MC, Svetlaja Polosa)

Naoko canta al concerto di Vilnius con Noize MC e Monetočka. (youtube)
E la strofa aggiunta proprio da Naoko alla canzone Ty soldat di Monetočka, che nel ritornello dichiara la volontà di «stare dalla parte opposta» di qualsiasi guerra, qualsiasi forma di violenza che si sta normalizzando in ogni parte del mondo.
«Restiamo in silenzio e, oscillando nella brezza,
asciugo con una lacrima il sangue dalla guancia fredda.
E tu ti chinerai su di me,
quasi morto, ma ancora vivo, respirando a fatica.
Vi prego: fermate il male e questa guerra,
che tutti i soldati tornino al mattino
nelle loro case, non importa dove,
e saremo tutti dalla stessa parte».
(Monetočka e Naoko, Ty soldat)
(Immagine d’apertura: Naoko durante l’intervista a Jurij Dud’; youtube).
Maria De Sio
Ha studiato Mediazione Linguistica Interculturale, si interessa di dinamiche e trasformazioni socio-culturali in Russia e nell’Est Europa.
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