Una lingua vietata, una fede viva: la voce bielorussa nella Chiesa

15 Maggio 2026

Una lingua vietata, una fede viva: la voce bielorussa nella Chiesa

Aliaksandr Kuchta

Fra i paesi dell’ex blocco sovietico la Bielorussia è un caso a sé, anche nei rapporti fra Stato e comunità religiose. L’ingerenza del regime è pesante nella vita di queste ultime, blandite se utili a rapporti internazionali convenienti ma annientate se fedeli agli ideali di verità, giustizia e pace. Eppure, c’è ancora chi desidera che la fede incida sulla vita e che le forme religiose non siano svuotate forzatamente del loro contenuto autentico.

Cari fratelli e sorelle, stimati partecipanti al Convegno,

Oggi parliamo di Cristo in tempo di guerra, ed è importante chiarire subito che la guerra non è solo il fronte, non sono solo i missili e le linee di contatto. La guerra è anche lo spazio in cui si distrugge la verità, in cui parlare diventa un pericolo e la fede oggetto di controllo.


(Immagine d’apertura: padre Aliaksandr durante il convegno “Dire Cristo in tempi di guerra”; F. Furiga).

Aliaksandr Kuchta

Aliaksandr Kuchta, sacerdote ortodosso e popolare blogger bielorusso, all’inizio del 2022 ha lasciato il suo paese per sfuggire alle persecuzioni politiche. Oggi vive a Vilnius, dove svolge il ministero nella parrocchia bielorussa del Patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Lavora presso BYSOL, la più grande onlus bielorussa della diaspora che sostiene i prigionieri e i rifugiati politici.

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