Chiamati a divinizzare il tempo, l’uomo, il mondo

5 Giugno 2026

Chiamati a divinizzare il tempo, l’uomo, il mondo

Romano Scalfi

Tra le persone della Trinità lo Spirito Santo è per noi la più evanescente. Ma in realtà è la più vicina, la più efficace nell’animarci e illuminarci. Dobbiamo riconoscerlo con stupore e riconoscenza. Appunti da una lezione (giugno 1998).

Il tempo di Pentecoste è il tempo che ci invita a riflettere sull’azione dello Spirito Santo, nella vita della Chiesa ma anche nelle nostre comunità e in ciascuno di noi.

Prima di tutto, questa azione va guardata con uno stupore che superi la nostra tendenza ad analizzare la realtà: la mia coscienza accogliendo questa azione, viene gioiosamente colpita dalla presenza dello Spirito perché, pur constatando l’azione del diavolo, è Cristo che vince; il diavolo esiste, il peccato continua nella storia, ma è definitivamente colpito nel suo cuore.

Io capisco quando aderisco a questa presenza, all’azione divinizzatrice dello Spirito, lasciandomi fare, lasciandomi forgiare. «Noi siamo argilla e tu colui che ci dà forma», dice Isaia (64,8). Capiamo di più quando il desiderio non è che si realizzi il nostro piano, ma che il nostro piano sia in armonia con il piano dello Spirito. Allora sperimento in me un cambiamento, il principio della divinizzazione.

L’Occidente ama usare la parola salvezza. Ma cos’è la salvezza? Spesso la si fa coincidere con la salvezza dell’anima. Ma Dio non è venuto, non si è incarnato soltanto per salvarci l’anima, è venuto per salvare tutto. E che cosa vuol dire questa salvezza? La salvezza è la divinizzazione dell’uomo, l’unità profonda fra l’umano e il divino, la divina umanità, come usa dire la tradizione filosofica e religiosa russa. Il Signore è venuto a salvarci: «divinizzazione» è la parola più adeguata ad esprimere il cuore della salvezza.

«Dio si è fatto uomo perché l’uomo possa essere dio».

Questa azione divinizzatrice che è iniziata con Cristo si compie attraverso lo Spirito Santo. Quanto più siamo coscienti di questa azione dello Spirito, tanto più diventa esperienza la sua azione; la divina umanità non è più una formula, un concetto: diventa vita, esperienza della nostra vita.

Non siamo più frantumati tra tante preoccupazioni che disintegrano l’unità della nostra persona, perché una presenza domina su tutto e tutto trasfigura e tutto può rendere divino.

È un’esperienza che dobbiamo desiderare di fare, di compiere. Il tempo, allora, non passa, ma trapassa nell’eterno, perché lo Spirito Santo rende divino il tempo che passiamo con Lui. Un tempo passato in compagnia dello Spirito, nella coscienza che Lui abita in noi, è un tempo che non va perduto, ma rimane per sempre: è un tempo divinizzato. Abbiamo questa possibilità, proprio grazie allo Spirito, di divinizzare tutto il tempo. Creso aveva la possibilità di rendere oro tutto quello che toccava, noi molto di più: rendiamo divino quello che tocchiamo con la nostra coscienza, quello che viviamo nella coscienza della presenza dello Spirito, che ci inserisce nella vita in Cristo.

Chiamati a divinizzare il tempo, l’uomo, il mondo

Particolare della chiesa cattolica Christ the King, Ann Arbor (Michigan). (wikimedia/Nheyob – Opera propria, CC BY-SA 3.0)

Attiva e libera collaborazione con lo Spirito

L’opera, il lavoro, l’occupazione, non è più vanità. Dice la Sapienza: «Tutto è vanità». Se giudico secondo una lucida sapienza umana, veramente tutto è vanità. Ma l’opera, ogni occupazione, diventa un’opera divina e porta la salvezza a me e al mondo, come se fosse l’opera di Cristo, perché lo Spirito Santo lega la mia opera all’opera di Cristo, e le dà un valore infinito. Lo Spirito Santo interviene nella mia azione secondo la sua natura, che è la comunione. Infatti, all’inizio della messa diciamo: «La comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi». La comunione è l’unità dell’umano col divino, lo Spirito Santo unisce la mia azione all’opera di Cristo, che è la costruzione della santa Chiesa, la divinizzazione dell’uomo e del mondo. La mia opera, grazie all’azione dello Spirito Santo, si unisce alla stessa opera di Cristo, può avere la stessa dignità dell’opera di Cristo. Lo Spirito Santo prende la mia povera opera umana e la fa diventare opera divina, opera che costruisce la Chiesa: «Io costruisco la Santa Chiesa di Dio», sempre, dovunque e comunque.

Lo Spirito Santo è lo spirito di libertà, non può agire contro la mia libertà, ha bisogno della mia libera collaborazione, che io accondiscenda alla sua opera. La libertà, infatti, non è che adesione consapevole e affettiva al vero: «Conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi» (Gv 8,32). San Paolo dice che con il cuore si crede per ottenere salvezza (cfr. Rm 10,10).

Fin che non si muove il cuore non possiamo dire di credere: con il cuore si chiede di essere divinizzati. Se salvezza significa essere divinizzati, lo Spirito Santo interviene per fare di noi umanamente divisi l’unità del corpo di Cristo. Non soltanto la mia opera singola si inserisce in quella di Cristo per edificare la Chiesa, ma la nostra opera comune, comunitaria. Noi siamo divisi ma lo Spirito Santo ci unisce nel corpo di Cristo. Siamo stati uniti dal sangue di Cristo. Cristo è venuto a riportare all’unità coloro che erano dispersi, dice il vangelo di san Giovanni. Lo Spirito Santo interviene perché questo germe di unità che ci è stato infuso nel Battesimo che ci ha incorporati in Cristo, si sviluppi e maturi fino alla perfezione, quando Cristo sarà tutto in tutti. È, quindi, un’opera continua dello Spirito Santo.

Cristo dopo l’ascensione è in cielo; la persona della Trinità più prossima a noi è lo Spirito Santo,

perché è Lui che è costantemente presente in noi e fra di noi per compiere il piano di Dio. Il piano di Dio è una comunione, è un’unità di tutto l’umano con tutto il divino. Perciò lo Spirito Santo è la persona della Trinità che ci è più familiare. «È bene per voi che io me ne vada» (Gv 16,7) dice infatti Cristo: «Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre» (Gv 14,16). È una presenza costante, perenne. Cristo è presente, naturalmente, nell’Eucarestia, che è il Suo corpo, ma dopo aver fatto la comunione, quando le specie scompaiono, Cristo rimane come presenza effettiva per grazia dello Spirito Santo.

Chiamati a divinizzare il tempo, l’uomo, il mondo

Particolare della chiesa cattolica Christ the King, Lexington (Kentucky). (wikimedia/Nheyob – Opera propria, CC BY-SA 3.0)

Bisogna chiedere lo Spirito

«Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te» (Gv 17,21). È l’azione dello Spirito Santo che compie questo desiderio di Cristo, la preghiera eucaristica. Bulgakov dice: «Lo Spirito Santo dimora nel mondo». Egli ci è dato e continua ad esserci dato. Noi preghiamo e attendiamo un nuovo dono della Pentecoste universale, una nuova ispirazione dello Spirito Santo, che trasfigurerà la vita: senza di Lui tutta la nostra epoca freme per i brividi della morte. La presenza dello Spirito Santo è una presenza dinamica: il germe ci è dato nel Battesimo e poi deve essere sviluppato.

C’è una comunione oggettiva che, però, per essere recepita, deve trasformarsi in una realtà visibile per noi nei confronti degli altri. Lo Spirito Santo si «adatta»; la totalità della divinità si adatta alla mia misura. Dice san Giovanni che

Lui viene dato senza misura ma si adatta ad ogni misura, si adatta a me, si adatta alle doti che ho: alla mia ignoranza, al mio limite, alle mie capacità. Lui che è il tutto si adatta all’effimero (cfr. Gv 3,34).

Che stupore essere oggetto dell’attenzione divina, del mistero che comprende tutto e dà il significato a tutto! Sono oggetto di un’attenzione che riguarda tutto; non un’attenzione generica, non una presenza che sta a guardare, ma una presenza dinamica, che dona a me quello che occorre per me e determina la storia per il mio bene, di me persona concreta, unica e irripetibile, perché unica e irripetibile è la modalità con cui lo Spirito si comunica a me.

È uno stupore che cresce, un abbandono a tanta grazia, è un riconoscimento per questa accondiscendenza. La parola che uso frequentemente è proprio l’accondiscendenza che in termine tecnico, teologico, si chiama kenosis, cioè abbassamento. C’è la kenosis del Verbo, che è l’Incarnazione, e la kenosis dello Spirito Santo, che è l’adattarsi ad ogni mio particolare, perché sia punto di sviluppo, di perfezionamento di questa opera di Dio. Queste cose si comprendono nella preghiera, domandando e prendendo coscienza in ogni situazione di questa opera dello Spirito, che mi illumina, che mi dà forza, che mi corregge, che compie tutto per il mio bene.


(Immagine d’apertura: Basilica di San Pietro; wikimedia).

Romano Scalfi

Sacerdote (1923-2016), nel 1957 ha fondato a Milano il Centro Studi Russia Cristiana, cui ha associato la Rivista “Russia Cristiana” (poi “L’Altra Europa” e “La Nuova Europa”).

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