«Salutami mamma e tutti»: le lettere di padre Scalfi alla famiglia

22 Agosto 2026

«Salutami mamma e tutti»: le lettere di padre Scalfi alla famiglia

Marta Dell'Asta

Quando si scrive ai propri cari ci si rivela per quello che si è veramente. In trentacinque anni di corrispondenza si vede il giovane Romano fiorire nella fede e costruire un’umanità ilare e forte. Pronto a ogni battaglia per il bene della Russia.

«O santo o morto», aveva pregato la zia suora alla vigilia dell’ordinazione sacerdotale del nipote Romano: «Già lo sai che la vecchia zia pregò: “o santo o morto”. Consta che non sei morto il giorno della tua ordinazione sacerdotale quindi… devi farti Santo» (20 aprile 1952). Un’alternativa così radicale esprime alla perfezione lo spirito della famiglia Scalfi: risoluto, baldanzoso, fiducioso in Dio, senza tanti sentimentalismi.

Il volume appena uscito dalla Casa di Matriona, Salutami mamma e tutti. Lettere alla famiglia 1937-1972 presenta una scelta dell’epistolario tra Romano Scalfi e la sua famiglia durante trentacinque anni della sua vita. La prima lettera l’ha spedita da ragazzino tredicenne nel seminario di Trento, un po’ smarrito ma determinato, l’ultima è scritta dal reverendo padre Scalfi quasi cinquantenne, stimato sacerdote e studioso alle prese con la navicella fragile e coraggiosa della sua opera, Russia Cristiana.

Tra questi due estremi temporali troviamo tutto: la nostalgia dei monti, la preghiera quotidiana e insistente, l’unità salda della famiglia, i lutti, la fede nella Provvidenza, la passione per la «salvezza delle anime», l’ironia bonaria davanti alle difficoltà. E soprattutto, lo sguardo curioso sul mondo e la dedizione alla salvezza della Russia, in nome di Cristo.

Se di padre Scalfi, del suo pensiero e della sua azione abbiamo numerose testimonianze scritte e orali, degli aspetti più personali, dei suoi legami affettivi, di tutto ciò che ha accompagnato la sua crescita umana e spirituale, sappiamo molto poco. Questo libro ci apre degli squarci significativi, in cui si vede crescere la sua personalità forte e luminosa, illuminata dalla presenza dei «santi viventi» che lo circondavano e verso i quali si è sempre sentito debitore.

Come diceva già a 19 anni: «Aiutatemi anche voi con le vostre preghiere, con il lavoro offerto al Signore a farmi diventare più buono e in tal modo coopererete ad uno scopo altissimo: salvare le anime; sì perché se con le vostre suppliche e i vostri sacrifici mi otterrete un fecondo apostolato futuro, tutte le anime che io, grazie alla vostra generosità, potrò salvare, saranno debitrici in gran parte a voi della loro salute».

Tra tutti, si sentiva debitore soprattutto verso la mamma, cui lo legava una comprensione profonda, come si vede da questa lettera del 10 gennaio 1951:

«Cara mamma,
questa volta non voglio arrivare in ritardo. Posdomani è il tuo compleanno. Avrei potuto pensare ad un regalo, ma dopo i vistosi e sontuosi regali di Natale non mi sono sentito di tentare. Il regalo più grande però, tu lo sai, è il sapere di essere ricordata come la persona più cara e a cui più devo. Questo affetto e questa riconoscenza sai che li ho grandi per te. Aumentano ogni anno quanto più ho la possibilità di conoscerti e di pensare a te. Restando vicino a questi giovani vengo a capire sempre di più quanto io debba alla mia famiglia e a te in particolare. Anche se potrò andare a lavorare più lontano la maggior colpa sento di doverla addossare a te. Sei stata tu ad insegnarmi a guardare la mia missione non come una “posizione” che assicuri la vita, ma come un servizio al Signore.
Che il Signore ti mantenga ancora molti anni fra noi perché della tua energia d’animo sentiamo sempre bisogno. Nella S. Messa che celebrerò per te ringrazierò il Signore e lo impegnerò a mandarti tante grazie.
Tuo don Romano».

E così, in questa compagnia di fede, padre Scalfi ha deciso di obbedire alla zia e, non essendo morto il giorno dell’ordinazione, è diventato un prete santo.

Il libro è disponibile anche presso la libreria del Meeting di Rimini


(Foto d’apertura. © Fondazione Russia Cristiana)

Marta Dell'Asta

Marta Carletti Dell’Asta, è ricercatrice presso la Fondazione Russia Cristiana, dove si è specializzata sulle tematiche del dissenso e della politica religiosa dello Stato sovietico. Pubblicista dal 1985, è direttore responsabile della rivista «La Nuova Europa».

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