Il codice e la patria: la Russia prova a regolare l’IA

9 Giugno 2026

Il codice e la patria: la Russia prova a regolare l’IA

Angelo Bonaguro

Quando una legge arriva in ritardo e cerca di recuperare tutto in fretta, il rischio è che costruisca muri invece di fondamenta. È quello che sta accadendo con il disegno di legge russo sull’intelligenza artificiale: vorrebbe garantire «sovranità tecnologica», ma rischia di isolare il paese dalle tecnologie che vorrebbe padroneggiare.

Durante la sessione plenaria del Forum economico eurasiatico svoltosi ad Astana a fine maggio, il presidente Putin ha rilanciato il ruolo della Russia nella corsa alle tecnologie di intelligenza artificiale (IA). La Federazione detiene riserve strategiche di diverse materie prime necessarie per la produzione di microelettronica avanzata e per sostenere le infrastrutture dell’IA: palladio, gas e terre rari, tungsteno e l’energia nucleare che viene sempre più considerata la fonte «pulita» del futuro per alimentare i data center. Tuttavia, se da un lato la Russia dispone della materia prima, i report di settore evidenziano un paradosso strategico: la mancanza di tecnologie interne per la lavorazione avanzata, dovuta anche alle sanzioni internazionali, costringe il paese ad esportare le materie grezze verso hub asiatici (Cina, India) per la raffinazione, riacquistando poi i componenti finiti.


(immagine d’apertura: Gemini)

Angelo Bonaguro

È ricercatore presso la Fondazione Russia Cristiana, dove si occupa in modo particolare della storia del dissenso dei paesi centro-europei.

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